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Il mio ultimo incontro con p. Juan Bautista Cappellaro, due giorni prima del suo ritorno alla casa del Padre (22.08.08)
Sono felice di ricordare alcune espressioni del nostro ultimo dialogo che conservo gelosamente nel cuore:
P. Juan Bautista per due volte guardandomi dritto negli occhi mi disse:
“Come vedi sono entrato nel viale… E’ proprio vero che non abbiamo qui sulla terra una dimora fissa… non l’ho mai avuta; ancora quando ero bambino ho dovuto cambiare tre case e poi, a 8 anni, emigrato in Argentina e poi tutto il resto lo sai…sono sempre stato un emigrato”.
“Ora devo rinunciare a ragionare, non serve a nulla (espressione ripetuta più volte), mi rimane solo abbandonarmi fiduciosamente a Dio”.
Queste sue parole mi fecero venire subito in mente la bella definizione sulla Fede della Dei Verbum che prontamente gliela ricordai: “A Dio …è dovuta l’obbedienza della fede con la quale l’uomo si abbandona tutto a Dio liberamente, prestando il pieno ossequio dell’intelletto e della volontà…”.
E subito aggiunsi: “Penso che Tu ora Juan, in questa condizione di debolezza in cui ti trovi, non potresti improvvisare e quindi ‘vivere l’abbandono’ con così tanta intensità e spontaneità se non ti fossi allenato durante tutta la vita”.
Movendo leggermente la testa e con voce appena percettibile mi disse: “Sì”!
“Mi assomigli tanto alla mia mamma, aggiunsi ancora io, la quale, due anni fa, la notte prima di morire mi lasciò come testamento spirituale queste parole: “Sono piena di dolori, ma sono nelle Sue mani”…
Commento di p. Cappellaro: ”Queste sono le sante mamme”!
A una mia riflessione forse un po’ troppo convinta nel dire che mai come oggi si sente parlare e si scrive davvero tanto sulla “spiritualità di comunione” e che quindi …” Purtroppo la spiritualità di comunione è rimasta ancora molto teoria e nei documenti” fu la sua risposta.
Ci siamo lasciati con un bel bacio.
P. Luigi Canesso, cs
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