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¦wiadectwo ks. Gastona Liut - Vajont |
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Caro Juan Bautista,
Nel darti, anche a nome della mia comunità, l’ultimo saluto, non posso non ricordare il primo incontro che abbiamo avuto a Rocca di Papa nel dicembre del 1970, incontro che segnò l’inizio di una profonda e fraterna amicizia.
A metterci sulla stessa lunghezza d’onda è stata la felice convergenza di due profonde esigenze: la mia, di giovane prete inesperto di fronte al problema di aiutare un popolo, sconvolto da un’immane tragedia, a ricostruire la propria identità umana e cristiana; la tua, di teologo e pastoralista, di trovare una realtà ecclesiale disponibile a sperimentare il grande disegno pastorale che stavi costruendo nel tuo cuore in perfetta sintonia con le acquisizioni conciliari.
L’accordo è stato immediato e sulla base di una sola clausola, quella di garantire che per almeno dieci anni non avrei chiesto di lasciare la parrocchia. Non solo per dieci anni ma per tutta la vita fu la mia risposta.
Che avventura stupenda, Juan Bautista, hai fatto vivere a me e alle suore della Divina Volontà che in parrocchia hanno sempre lavorato con amore.
Ci hai sempre stupito per la tua pazienza e per la tua tenacia di vero friulano, temprato nella dura realtà dell’emigrazione.
Ci hai fatto assaporare la gioia di collaborare alla nascita e alla crescita di un progetto pastorale, e ci hai fatto conoscere quali sono gli strumenti e le condizioni necessarie per poterlo realizzare.
Siamo qui ora a ringraziarti di tutto questo e soprattutto di averci lasciato, tra tutti i libri che hai scritto sull’esperienza, quello dal titolo “Spiritualità di comunione. Un’esperienza, una teologia, una pastorale”, che hai lasciato come tuo testamento e che racchiude la sintesi di ciò che hai vissuto, e che prima di morire hai voluto donare alla Chiesa come segno del tuo amore per essa.
Ci commuove, poi, il fatto che, da buon friulano che non ha mai dimenticato le proprie origini, tu abbia espresso il desiderio di essere sepolto nel paese che ti diede i natali per riposare assieme ai tuoi antenati.
Si, hai portato nel cuore la tua Rivolto, i tuoi cari, questa gente che hai sempre apprezzato per la sua semplicità e tenacia nel difendere e mantenere salde le tradizioni, preziosa eredità dei suoi avi.
Nelle tue frequenti visite coglievi tutte le occasioni per parlare al cuore di tutti, con una particolare attenzione ai giovani, che consideravi aperti ai cambiamenti prospettati dal concilio e grati ed entusiasti per le speranze che sapevi suscitare in loro riguardo al futuro.
Spesso dicevi che non c’era casata del paese che non potesse vantare di aver dato alla Chiesa un sacerdote.
Tu, come prete incardinato nella diocesi di Buenos Aires, amavi profondamente anche il presbiterio di questa arcidiocesi.
Ricordo con quanta gioia nel 1985 accogliesti l’invito dell’arcivescovo Mons. Alfredo Battisti di venire a Castellerio per presentare al clero le linee di un possibile rinnovamento in senso conciliare di questa Chiesa particolare.
Non è stata per te un’esperienza entusiasmante, nonostante tu avessi messo in atto in quella circostanza tutta la tua sensibilità e capacità di comunicatore.
Commentando al ritorno l’esperienza vissuta, constatammo che l’atteggiamento freddo degli ascoltatori era dovuto al fatto di aver prospettato, troppo in anticipo sulla storia, soluzioni pastorali e indicato strade per viverre e far vivere la spiritualità di comunione, che la Chiesa, solo ora, dà qualche segno di sentirne l’esigenza.
Nei passaggi difficili del cammino pastorale (quelli che con immagine suggestiva chiamavi collo di bottiglia), in cui la gente sembrava fredda e indifferente, tu per confortarmi dicevi: “quando sarai morto riconosceranno il valore di ciò che ora chiedi a loro di fare”.
Questa mattina, mentre siamo qui, paesani, amici ed estimatori, intorno alla tua bara per darti l’estremo saluto, credo di poter affermare, (e di non essere l’unico a pensarlo), che non passerà molto tempo che anche sulla tua tomba, qui a Rivolto, molti, come a Barbina su quella di un altro confratello, verranno in pellegrinaggio a dirti grazie per quello che hai fatto a favore della Chiesa perché riprendesse finalmente i lineamenti ricevuti da suo fondatore.
Addio, Juan Bautista, addio!
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