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Pensieri di p. Lombardi: |
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Clima: Obama: «Storico accordo, ma non sufficiente. È un "primo passo"» |
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Nessun dato sui tagli a CO2, solo su soldi ai Paesi poveri. Ue esce con le ossa rotte. Greenpeace: «Un fiasco totale»
COPENAGHEN - «Storico accordo con Cina,
India, Brasile e Sudafrica». Questo l'annuncio di Barack Obama dopo un
vertice serale fuori programma con il premier cinese Wen Jiabao, il
premier indiano Manmohan Singh, il presidente del Brasile Inacio Lula
da Silva e il presidente sudafricano Jacob Zuma. Ma lo stesso leader
della Casa Bianca parla chiaro: «Non è sufficiente per combattere il
cambiamento climatico, ma si tratta di un importante primo passo.
Nessuna nazione è interamente soddisfatta con tutte le parti
dell'accordo. Ma questo è un significativo e storico passo avanti, è
una base sulla quale costruire ulteriori progressi». L'accordo non è
legalmente vincolante. Il vertice avrebbe dovuto concludersi alle 18 di
venerdì, ma dopo il termine sono proseguiti frenetici incontri tra i
principali protagonisti per evitare un completo fallimento. «Il mondo
accetti anche un'intesa non perfetta», aveva detto Obama e così è
stato. Ma il presidente francese Nicoals Sarzoky era di parere opposto:
«Non vogliamo un accordo mediocre», ma alla fine ha dovuto ingoiare il
rospo insieme a tutta l'Europa: «La mancanza di numeri sui gas serra è
un fallimento. Questo vertice ha dimostrato il limiti del sistema Onu,
pari a quelli di una bolla di sapone». Un portavoce dell'Ue ammette: «È
molto meno di quanto speravamo, ma un accordo è meglio di nessun
accordo e mantiene vive le nostre speranze».
«FALLIMENTO TOTALE» - Infuriate le associazioni ambientali, che
parlano di fallimento. E Greeenpeace subito attacca: «Ma quale accordo
storico: è un fiasco totale». Sarkozy ha spiegato che
l'opposizione della Cina a un monitoraggio delle emissioni è stato uno
dei problemi principali. Esulta solo la Cina: «Un risultato positivo».
Anche il Brasile è scontento: «Sono sconcertato», dice l'ambasciatore
Sergio Serra. «Ci siamo messi d'accordo solo sul fatto di riunirci
ancora». Una nuova conferenza si terrà a Bonn entro sei mesi per
preparare la prossima Conferenza sul clima in Messico alla fine del
2010.
GAS SERRA - Nell'intesa infatti non si parla di numeri sulla
riduzione delle emissioni di gas serra, né a medio né a lungo termine.
Ma solo di contributi ai Paesi in via di sviluppo per incrementare le
tecnologie verdi. I Paesi industrializzati hanno rinviato al prossimo
gennaio la decisione sulla misure che dovranno intraprendere entro il
2020 per ridurre le emissioni di gas serra. «Cifre precise di riduzione
delle emissioni di CO2 per il 2015-2020 saranno fornite per iscritto»,
ha comunicato Sarzoky. Prima dell'incontro decisivo, l'ultima bozza
diffusa prevedeva queste riduzioni: mondo intero -50% delle emissioni
di gas serra rispetto ai livelli del 1990. E in particolare: Paesi
industrializzati -80%, Paesi in via di sviluppo 15-30% in meno «sul
livello normale». Inoltre restava la data del dicembre 2010 come limite
ultimo per trovare un trattato legalmente vincolante per combattere il
riscaldamento globale «al di sotto dei 2 gradi centigradi». Con una
revisione nel 2016 che potrebbe considerare un limite più ristretto a
1,5 gradi. Ma la Cina era contraria a sottoscrivere il -50% globale
entro il 2050. È servito quindi a poco lo studio delle Nazioni Unite
diffuso in mattinata che dice a chiare lettere che se si firma un
accordo con le proposte concordate, l'aumento medio delle temperature
mondiali sarà di tre gradi e non di due. Sarkozy ha spiegato
che l'accordo non è stato trovato, e che l'opposizione della Cina a un
monitoraggio delle emissioni è stato uno dei problemi principali.
SOLDI - Per i Paesi in via di sviluppo sono previsti aiuti per
30 miliardi di dollari entro il 2012. La prima bozza parlava di 10
miliardi. gli Stati Uniti hanno promesso di contribuire con 3,6
miliardi.
PERICOLO - «L'America è pronta a prendersi le sue
responsabilità», aveva detto Obama all'assemblea generale prima di
incontrare in mattinata il premier cinese. «Non sareste qui se non
foste convinti che il pericolo è reale. Il cambiamento climatico non è
fantascienza, ma è scienza, è reale». Sulla riduzione di CO2 ha
ribadito il suo impegno affinché il Congressoi Usa approvi la legge per
ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 17% entro il 2020
rispetto al 2005. Il discorso di Obama era stato giudicato «deludente»
dal ministro dell'Ambiente brasiliano, Carlos Minc, il quale ha
criticato la decisione dell'amministrazione americana di presentarsi al
vertice senza la disponibilità a negoziare tagli più consistenti alle
proprie emissioni, usando come scusa il fatto di avere bisogno
dell'approvazione del Senato. «È come se gli Stati Uniti fossero
l'unico Paese con un Parlamento». «Stiamo trovando maggiori difficoltà
con il Brasile che con la Cina», ha affermato il ministro dell'Ambiente
spagnolo, Elena Espinosa.
LA BOZZA - Passi avanti sono
comunque stati fatti rispetto agli ultimi giorni. L'aumento della
temperatura globale del pianeta dovrà essere tenuto entro i 2 gradi
centigradi sui livelli pre-industriali e i Paesi poveri saranno
finanziati con un fondo che raggiungerà i 100 miliardi di dollari
all'anno entro il 2020 per adottare tecnologie «pulite» e affrontare le
conseguenze dei cambiamenti climatici. Restano le incognite per quanto
riguarda gli obiettivi di riduzione di CO2 al 2020 comparati ai livelli
delle emissioni del 1990 e del 2005, e infatti è previsto un vertice
dei Paesi industrializzati nel prossimo gennaio per definirli.
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