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Pensieri di p. Lombardi: |
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L'ultimo assalto dei pirati al pianeta Terra |
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Solo l’Ecuador ha riconosciuto i diritti della natura
Tutto fa presupporre che il 2008
sarà l'anno che ricorderemo come quello in cui è iniziato un cambiamento
epocale. Le crisi finanziaria, ecologia e climatica sono esplose in tutta la loro gravità. È proprio
in questi momenti che la terra, la natura, le risorse rinnovabili e la
produzione di cibo attirano maggiori attenzioni: sono quell'economia reale a
cui riaggrapparsi. Sono il motore di un possibile cambiamento e si fa gara ad
accaparrarsele.
Non è dunque un caso che chi ha
sfruttato e vilipeso la Terra,
ha generato la crisi finanziaria, ha fatto miliardi con pratiche
insostenibili, oggi che si trova con le spalle al muro si getti a capofitto
nell'acquisizione selvaggia di terre e fonti d'acqua. Non sono certo
operazioni che hanno come fine il bene della comunità: il tentativo è di
spremere tutto ciò che si può ancora spremere. Bel cambiamento.
Cambiamento è la parola sulla
bocca di tutti, è ciò che più ha cavalcato Barack Obama nella corsa alla sua elezione
a presidente degli Stati Uniti d'America.
Ovvero l'evento indiscusso del 2008, che farà storia, grazie a un uomo
che si presenta promettendo di “imbrigliare il sole e i venti e il
suolo per alimentare le nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche»;
che promette alla gente delle nazioni povere «di lavorare insieme per far
fiorire le campagne, per pulire i corsi d'acqua, per nutrire i corpi e le menti
affamate».
In tutto il
nostro fare non avevamo mai messo in conto le esigenze della natura, gli
equilibri ambientali, uno sfruttamento equo delle risorse e il benessere dei
poveri: probabilmente è stato il nostro
errore più grande. Credevamo di migliorare la nostra condizione e invece
l'abbiamo peggiorata.
Ma dicevamo
che il 2008 farà storia. Per l'evidenza delle crisi e l'elezione di Obama,
certo, ma forse nessuno lo ricorderà per l'entrata in vigore. di una delle
costituzioni nazionali più moderne e intelligenti del mondo. Il 28 settembre2008,
infatti, la popolazione dell'Ecuador ha votato a larga maggioranza la propria nuova
costituzione, la prima nella storia in cui vengono riconosciuti i diritti
della natura insieme a quelli delle persone e della collettività.
Una carta
costituzionale esemplare che, come tutte
le costituzioni, è figlia dei propri tempi e recepisce in pieno le nuove
esigenze di questo mondo in difficoltà. Nelle roccaforti della democrazia
Occidentale la protezione dell'ambiente, delle minoranze etniche e culturali,
della diversità e della biodiversità non erano certamente delle priorità nel
momento in cui si trovarono a darsi delle regole fondanti: nei periodi
post-rivoluzionari o postbellici erano, giustamente, da privilegiare valori
come l'uguaglianza, il lavoro, la libertà.
Oggi, in
questo quadro mondiale, in un paese come l'Ecuador, è invece
sintomatico come la vera conquista sia rappresentata dall'inedito riconoscimento
dei diritti del creato. La portata innovativa del documento però non finisce
qui, perché i diritti della natura sono soltanto uno dei presupposti per il «buen vivir»: un concetto
chiave, nel documento scritto anche in lingua quichua, «sumak kawsa)!».
Il "buon
vivere" nell'opulento mondo Occidentale è connotato da cose superflue,
dall'accumulazione della ricchezza; in campo alimentare dallo sfizio costoso,
"gourmettistico" o pantagruelico. Tutto ciò è sintomatico
di un'altra visione del mondo: il buen
vivir in Ecuador è il fine di vivere in armonia con ciò che ci sta intorno e
con gli altri. Per perseguirlo hanno messo nero su bianco che va difeso
l'ambiente, che la sovranità alimentare è un diritto inalienabile, che i suoli vanno conservati e
protetti, che la terra deve essere garantita ai piccoli contadini, che l'acqua
non si può privatizzare, che i popoli indigeni hanno gli stessi diritti degli
altri, mentre la loro identità, la loro lingua, i loro saperi ancestrali
sono importanti come le più moderne tecnologie e la ricerca più avanzata.
Hanno però vietato gli organismi geneticamente modificati, vogliono ridurre le
emissioni di C02 e dichiarano di voler rispettare la «Pacha Mama», la Terra Madre, «con tutti i suoi cicli vitali, funzioni e processi
evolutivi». Propongono un nuovo rapporto e un nuovo equilibrio fra zone urbane
e zone rurali, all'interno delle quali anche ai piccoli contadini è garantito
il diritto al buen vivir. Niente di tutto questo è rintracciabile in altre
costituzioni. Pensiamo ad esempio alla sovranità alimentare: c'è un intero
capitolo ad essa dedicato, e non si tratta di un generico dovere di garantire
alimenti a tutta la popolazione, ma si pongono le condizioni, economiche ed
ecologiche, perché tutti possano godere del cibo che vogliono scegliersi.
Mentre Obama
teneva il suo magistrale discorso, pieno di speranza e propositivo in tema di
importanti cambiamenti, io pensavo alla nuova costituzione dell'Ecuador e al buen vivir. Mi chiedevo
se in un paese come gli Stati Uniti e in tutto l'Occidente, dove abbiamo
un'idea completamente diversa del "buon vivere", dove lo ricerchiamo
attraverso un sistema economico disumano, del tutto avverso alla Natura, i
cambiamenti invocati dal nuovo Presidente Usa potranno davvero trovare
terreno fertile. E la metafora non cade a caso: mentre il terreno fertile
diventa un bene preziosissimo, comprato selvaggiamente da chi non ha idea cosa
sia il buen vivir, si sente anche la mancanza di quel terreno fertile dato
da menti aperte, da una nuova visione del mondo. Una visione che si emancipi
dai sistemi economici, energetici, alimentari e industriali che ci hanno
condotto sin qui, a riporre tutte le nostre speranze nel nuovo capo della
nazione che in realtà più di tutte ha esportato quei sistemi insostenibili in
giro per il mondo. Tranne .in Ecuador, a ben vedere.
(Carlo Petrini la Repubblica
31.1.2009)
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