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ORIGINE
Ce projet est né en1970 de deux interrogations. 1: comment traduir en pratique la vision conciliaire de l'Eglise? 2: comment évangéliser la majorité des baptisés et les gens de bonne volonté qui restent aux marges de l'Eglise? Deux demandes qui che coincident avec les indications du magistère de l'Eglise et avec les préoccupations de Paul VI comme de Jean Paul II, d'une part, autant que la nécessité d'appliquer le Concile et de réaliser une évangélisation "neuve en son ardeur, neuve dans ses méthodes et neuve dans ses expressions" (Jean Paul II).
Il piano diocesano nasce dalla spiritualità di comunione ed è al servizio del suo incremento.Il nucleo centrale del Progetto, attorno a cui armonizzare tutto, è il nuovo paradigma offertoci dal Concilio Vaticano II sulla Chiesa come "mistero" di comunione (LG cap. 1) e "popolo di Dio" (LG cap. 2). Popolo santo per la presenza di Cristo e, in quanto realtà umana, chiamato al rinnovamento/conversione permanente verso la santità o unità salvifica universale. Questa chiamata alla santità come popolo di Dio è il senso e la giustificazione di questo Progetto. Può apparire complicato, ma in realtà risponde a quest'unica idea centrale: un popolo chiamato alla santità.
Per questo il Progetto nasce dalla spiritualità di comunione costitutiva della Chiesa: comunione con Dio, comunione tra i credenti in Cristo, comunione alla quale viene integrato il creato. Comunione che è punto di partenza che fin dal principio integra tutti i battezzati e la gente di buona volontà in un processo di evangelizzazione; cammino che viene percorso da tutti, mossi dal dinamismo evangelico della carità, mettendosi gli uni al servizio degli altri e crescendo tutti insieme nel Signore.
Il termine ultimo, sempre aperto, consiste nell'unità di vita, la santità, vissuta come Chiesa e al servizio della conversione del mondo.
Oltre a nascere dalla spiritualità di comunione, il PD è a servizio di detta spiritualità. Propone tutte quelle azioni e iniziative che servono alla crescita progressiva e graduale dello stesso popolo di Dio nella santità e al compimento della sua missione nel mondo. Si tratta di vivere in tutte le relazioni, con intensità sempre maggiore, l'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo perché il mondo creda (Gv 17,20-26).
E' un progetto di pastorale d'insieme. Come espressione della spiritualità di comunione il piano integra tutta la realtà diocesana nella comunione e perciò si tratta di un piano di pastorale d'insieme. In accordo con quanto si dice nel "Direttorio Pastorale dei vescovi" (Ecclesiae Imago, 99-105 e 148-150), una vera "pastorale d'insieme", che si chiama anche "pastorale organica", per essere tale, deve soddisfare tre condizioni fondamentali:
- deve raggiungere tutti i battezzati e la gente di buona volontà e deve integrare ognuno in forma organica, secondo i suoi doni, carismi e ministeri, in un cammino di evangelizzazione comune a tutti come discepoli di Cristo;
- deve integrare e organizzare tutte le azioni che la Chiesa è chiamata a realizzare nei diversi campi o aree dell'azione pastorale (catechesi, liturgia, famiglia, giovani, settori specifici, sociali, di promozione umana, della salute, dei ministeri, etc...);
- deve pianificare i passi di crescita (tappe, mete, processi di azione e programmi) perché l'insieme della Chiesa, come popolo di Dio, si vada identificando ogni volta di più con Cristo e serva alla dilatazione del regno di Dio nel mondo.
La pastorale d'insieme, pertanto, c'è quando l'insieme delle persone e delle azioni pastorali si organizzano al servizio della crescita del Corpo di Cristo e in ordine al compimento della missione che la Chiesa è chiamata a realizzare. Perciò, la pastorale d'insieme, organica e pianificata, è la risposta cosciente e libera di una Chiesa che si sa chiamata alla santità come popolo di Dio, che cerca di essere evangelizzatrice e missionaria, serva del regno di Dio nel mondo.
Vissuto come itinerario catecumenale.Questa pastorale d'insieme si vive in forma di itinerario catecumenale comune, in accordo con quando la Chiesa chiede nell' "Ordo Initiationis Christianae Adultorum" (OICA) o Rito de Iniziazione Cristiana degli Adulti e in altri documenti (cfr "L'iniziazione cristiana", CEI, 1997). E' un cammino catecumenale che si offre a tutti i battezzati, nel loro insieme, come popolo di Dio, per due ragioni:
- l'immensa maggioranza dei battezzati non ha avuto una vera iniziazione cristiana previa o posteriore al proprio battesimo, e
- l'uso pastorale di battezzare quanti non hanno una fede matura esige che si offra loro un cammino di evangelizzazione.
Che inizia con una tappa previa
Questo cammino inizia con un itinerario, di almeno tre anni, il cui obiettivo è quello di ottenere il consenso progressivo degli operatori pastorali. Questa "tappa previa", che si potrebbe anche considerare un "Progetto di Spiritualità Diocesana", è articolata in modo tale che ad ogni passo viene chiesto un consenso parziale. Alla fine lo si richiede sull'insieme, in forma scritta e segreta, dopo il discernimento spirituale corrispondente. Tale tappa previa consiste nell'offrire un cammino di spiritualità di comunione e un cammino metodologico perché tutti gli operatori pastorali, insieme con il loro Vescovo, siano protagonisti della elaborazione di un piano diocesano globale di evangelizzazione missionaria che essi, coscientemente e liberamente, eleggono e decidono;
Il cammino di spiritualità consiste nell'assimilare poco alla volta la spiritualità di comunione, del dialogo, del discernimento comunitario, di alcuni temi biblici che creino un nuovo stile di relazioni e diano fondamento al progressivo consenso sul piano pastorale;
I temi di spiritualità si intrecciano con i passi metodologici e si affrontano, normalmente nei ritiri spirituali, negli incontri decanali o foraniali mensili e in qualche incontro diocesano di pastorale. I passi metodologici da parte loro sono: impostazione del problema fondamentale della diocesi, analisi della situazione, l'ideale della Chiesa locale, diagnosi, itinerario per passare dalla situazione attuale a quella ideale e i criteri o politiche pastorali che regolano l'azione da realizzare. Questi passi costituiscono l'ascesi comunitaria;
La conduzione del processo è nelle mani del Vescovo e di un'Equipe Diocesana di Animazione Pastorale, inizialmente provvisoria che si avvale del nostro aiuto (Servizio di Animazione Comunitaria). Noi, da parte nostra, mettiamo a disposizione l'esperienza, il metodo, i materiali di cui disponiamo e tutti gli aiuti che il Vescovo creda opportuni.
Alla fine di questo processo, approssimativamente di tre anni, si ottiene un "piano diocesano orientativo globale" che normalmente è accettato da quasi tutti gli operatori pastorali e che costituisce la base delle future pianificazioni triennali e delle programmazioni annuali.
Segue l'organizzazione alla base
Per coinvolgere tutte le persone, i battezzati e la gente di buona volontà, il processo d'insieme inizia con la creazione delle strutture di comunicazione e di partecipazione indispensabili per creare il tessuto sociale della comunità cristiana (Cfr Giovanni Paolo II, Christifideles Laici).
Concretamente:
- L'Equipe Parrocchiale di Animazione Pastorale, che anima spiritualmente tutto il processo e lo promuove nei suoi aspetti organizzativi e tecnici;
- l'organizzazione delle parrocchie in Zone Pastorali (di non più di 1000 cattolici);
- la formazione di un'Equipe di Coordinamento Zonale che coordina tutta l'azione della Parrocchia nella zona, fino a che, poco a poco, ogni Zona Pastorale funzioni come una parrocchia;
- la creazione della "rete dei messaggeri", uno per ogni dieci famiglie, che visitino almeno mensilmente ogni famiglia e facciano da ponte fra di loro, con la Coordinazione zonale e il centro parrocchiale;
- la "Lettera ai Cristiani", almeno mensile, di evangelizzazione semplice e diretta mediante messaggi, testimonianze, inviti alla solidarietà, notizie di famiglia: battesimi, matrimoni, defunti... La "Lettera", preparata e stampata da un'Equipe redazionale, è portata e consegnata personalmente a ogni famiglia dai Messaggeri;
- le Assemblee Zonali concepite come ambito di dialogo di tutti i battezzati sulle questioni pastorali che più direttamente li interessano.
L'ITINERARIO CATECUMENALE
Create queste strutture si inizia il cammino catecumenale, comune a tutto il popolo di Dio. Si sviluppa in tre tappe: una centrata sul primo annuncio o kerigma; una pre-catecumenale centrata sull'opzione per Cristo; e, infine, una catecumenale che definisce la Chiesa come comunità sacramentale e ministeriale.
1. La tappa kerigmatica
La prima tappa è quella dedicata al kerigma. E' cioè la tappa del primo annuncio della Parola di Dio che, a partire dalle necessità/potenzialità del popolo, giunge, in sintonia con la sua cultura e situazione, ad essere sensibile:
- in primo luogo, al valore dell'incontro-partecipazione-riconciliazione con gli altri;
- in secondo luogo, al valore dell'aiuto reciproco-fraternità- solidarietà, e,
- in terzo luogo, al valore della Chiesa intesa come incontro di persone, fraternità di quelli che credono in Cristo, come comunione di queste persone con Dio, tra di loro e con la creazione.
Questa tappa si conclude con la convocazione di tutti i battezzati e la gente di buona volontà a vivere una "settimana di fraternità" che consiste in un'esperienza significativa di fraternità ecclesiale, vissuta in piccoli gruppi di famiglie che, come "avvenimento", muova tutti a voler approfondire tanto i contenuti della fede quanto l'esperienza di comunità.
2. la tappa pre-catecumenale
La seconda è la tappa pre-catecumenale e si sviluppa attorno a tre grandi nuclei che tutti i battezzati devono riscoprire:
- la Parola di Dio come dono e senso di vita, come orazione e risposta;
- la fede come stile di vita da vivere e testimoniare negli ambienti in cui si è presenti;
- la persona di Cristo, nei suoi atteggiamenti e nel suo mistero.
Questa tappa si conclude con un sinodo diocesano che, preparato in due anni, mette tutti i battezzati in condizioni di partecipare, durante una settimana, in gruppi di famiglie, al discernimento su ciò che Cristo chiede alla comunità ecclesiale in relazione ai poveri, ai giovani, alla famiglia, alle stesse Piccole Comunità, nella loro relazione con la Comunità e la Società.
Si chiede inoltre a tutte le famiglie che esprimano le loro risposte alla domanda posta un giorno da Gesù ai suoi discepoli: "Voi chi diete che io sia?" Con le risposte si formula una orazione-professione di fede in Cristo che si unisce al simbolo (credo) della Chiesa universale.
3. La tappa catecumenale
La terza è la tappa del catecumenato. Si vuole che tutti i battezzati riscoprano e riaffermino il loro impegno attorno ai tre nuclei della tappa stessa:
- la Chiesa come comunità di salvezza,
- i sacramenti della fede,
- l'Eucaristia e i diversi ministeri: ordinati, istituiti e riconosciuti.
Negli ultimi tre anni si fa una revisione di tutto il cammino percorso durante gli anni e la comunità elabora, sulla base della esperienza vissuta, un "progetto comunitario" che è oggetto di approvazione nel Congresso Eucaristico che conclude questa tappa.
Allo stesso tempo i chiede a tutte le famiglie che commentino le diverse affermazioni del Padre nostro. Questo commento dà luogo a un'altra orazione-professione di fede e di impegno che si proclama nella celebrazione eucaristica conclusiva.
Terminato il Congresso Eucaristico e sulla base del "progetto comunitario" si fa un nuovo piano di evangelizzazione rifacendo la tappa pre-catecumenale e catecumenale da ottiche nuove e più profonde, in accordo agli elementi che emergono dalla nuova diagnosi della situazione.
Itinerario comune e itinerari specifici
L'itinerario di evangelizzazione che abbiamo finito di delineare, per il fatto di essere comune a tutto il popolo cristiano, costituisce il fondo comune che riguarda tutte le persone battezzate e la gente di buona volontà (bambini, giovani, adulti, anziani, sposati, soli, indifferenti, impegnati, religiosi, sacerdoti...). Dentro questo itinerario si intrecciano tutti gli altri itinerari specifici, propri. dei diversi campi pastorali quali:
le piccole comunità,
la pastorale familiare,
la pastorale settoriale (dei bambini, giovanile, operaia...),
i servizi pastorali (catechesi, liturgia, carità, missioni, pastorale sociale, giustizia e pace...)
la pastorale ministeriale.
Questi itinerari specifici, mentre hanno i loro propri obiettivi, allo stesso tempo si muovono in accordo con i valori che determinano l'itinerario globale. Ancora: la meta globale diocesana fa sì che le iniziative e le attività di ogni livello operativo convergano nel raggiungimento di questa meta comune a tutti.
La concezione fondamentale che soggiace a questi itinerari è che, a uno stesso tempo, ogni parte serve alla edificazione dell'insieme e questo, a sua volta, dà vita ed energia a ogni parte. In questo modo, tutti insieme ci si edifica in Cristo, come dice San Paolo, cosa che si concretizza nel piano, in accordo alle situazioni di ogni luogo. Così, si dà risposta alle esigenze dell'unità (itinerario globale) e a quelle delle diversità (itinerari specifici).
IL MODELLO IDEALE DI CHIESA CHE SI VA COSTRUENDO
Attraverso il processo indicato, si va costruendo un modello di Chiesa che possiamo sintetizzare nel modo seguente:
1. Una Chiesa-comunione che si esprime in:
a) Spazi di integrazione delle diversità o di esperienza comunitaria alla quale idealmente partecipano tutti i battezzati e la gente di buona volontà:
- come moltitudine (l'insieme di battezzati e della gente di buona volontà) che, a livello parrocchiale e diocesano, in occasione di eventi collegati con l'anno liturgico, con le devozioni popolari e altre celebrazioni culturali, vive mensilmente un'esperienza significativa di fede condivisa; attraverso questi eventi- esperienze passa e si trasmette il messaggio di evangelizzazione progressiva e sistematica, in accordo all'itinerario comune segnalato più sopra;
- come piccole comunità o gruppi di famiglie vicine che si riuniscono mensilmente per maturare, in dialogo, la propria fede alla luce del Vangelo e per assumere l'impegno conseguente nel proprio ambiente; è lo spazio di catechesi permanente degli adulti, di esperienza immediata del loro essere Chiesa, di impegno per l'evangelizzazione dell'ambiente circostante;
- come famiglie che, secondo i momenti comuni dell'itinerario di vita di ogni coppia (fidanzamento, opzione matrimoniale, primi anni di matrimonio, primi figli, scuola dei figli...) si riuniscono per leggere nella fede questi momenti comuni, analizzarne le implicazioni per il proprio impegno e testimonianza familiare, parrocchiale e sociale; è lo spazio della spiritualità matrimoniale che accompagna e aiuta le famiglie a realizzarsi come comunità a immagine della Comunità Trinitaria;
b) in spazi nei quali si esprimono le originalità; spazi ai quali idealmente partecipano tutti i battezzati in corrispondenza al dono, carisma e ministerio di ciascuno:
- come persone, cristiani comuni, che, attraverso le molteplici occasioni che offre la vita, comunicano informalmente la propria fede agli altri, convertendosi così in evangelizzatori loro e del proprio ambiente.
- come gruppi settoriali che svolgono un ruolo nella società (bambini, giovani, operai, educatori, politici, medici, infermieri, impresari, professionisti...); gruppi che integrano i battezzati di uno stesso ambiente sociale affinché assumano alla luce del Vangelo il proprio impegno cristiano, tanto al servizio della crescita della comunità ecclesiale quanto della trasformazione della società;
- come gruppi, associazioni, movimenti e istituzioni apostoliche che, rispondendo a un carisma peculiare, hanno il loro posto nella vita della diocesi, vivono la propria vita cristiana in accordo al dono che hanno ricevuto ed è stato riconosciuto dall'autorità della Chiesa e realizzano la loro azione apostolica sotto il ministero pastorale del Vescovo;
- come persone impegnate in un'azione pastorale specifica (facciano o meno parte di un gruppo) e che perciò hanno accesso a tutte le responsabilità che l'organizzazione e il piano diocesano esigono, sempre che siano eletti da coloro cui corrisponde;
- come ministeri collegati con i diversi campi dell'azione pastorale prima segnalati: pastorale comunitaria, pastorale settoriale, servizi pastorali, pastorale ministeriale, strutture; ministeri ordinati: Vescovo, presbiteri e diaconi; ministeri instituiti: lettorato e accolitato; e ministeri "riconosciuti": tutti i servizi permanenti, necessari per il buon funzionamento della comunità ecclesiale;
- come comunità presbiterale o presbiterio, presieduta dal Vescovo, in comunione di ideali che si esprimono in obiettivi comuni, nella cooperazione di tutti per raggiungerli, il che genera una rinnovata relazione di fraternità e creatività;
- come "comunità ministeriale", a livello parrocchiale, che riunisce in comunità quelli che con il parroco fanno del proprio ministero una ragione di vita, indipendentemente dal loro stato di vita; si tratta di uno spazio in cui condividere il senso del "ministero in situazione", le esigenze di radicalità evangelica che il suo esercizio comporta e il rinnovamento degli impegni presi; si costituisce in comunità significativa per tutto il popolo di Dio, tra le comunità ecclesiali di base e le altre forme di comunità.
2. Una Chiesa in comunione organica
Tale Comunione si esprime in molteplici strutture che permettono l'esercizio dell'autorità ecclesiale in accordo ai principi di unità e coordinazione, di partecipazione e corresponsabilità, di sussidiarietà e della persona giusta al posto giusto (cfr Direttorio Pastorale dei Vescovi). Strutture che, presiedute dal Vescovo, si articolano in modo tale che tutti i battezzati possano realmente ed efficacemente partecipare nella proposta, decisione e attuazione organica di quanto si riferisce alla vita e missione della Chiesa. Strutture di:
- comunicazione e partecipazione alla base dell'organizzazione ecclesiale e che già sono state segnalate più sopra;
- comunicazione e dialogo a livello diocesano (assemblea del clero, confederazione dei religiosi, consiglio dei laici organizzati);
- elaborazione di proposte: Consiglio Pastorale Diocesano e Parrocchiale ed Equipe Diocesana/Parrocchiale di Animazione Pastorale;
- decisione: Sinodo Diocesano, Assemblee Diocesana e Parrocchiale e Consiglio Presbiterale;
- conduzione: Consiglio Episcopale, Decani, Parroci, Equipes di Coordinazione Parrocchiale;
- attuazione organica: Sezione Pastorale della Curia Diocesana, con le sue diverse Commissioni Diocesane e Parrocchiali di azione pastorale;
- servizi tecnici: Segreterie Diocesana e Parrocchiali, Economati e Commissioni Diocesane e Parrocchiali di Affari economici.
3. Una Chiesa in comunione dinamica
Una Chiesa cioè che, cosciente della sua vocazione alla comunione con Dio e di tutti i suoi membri in Dio, cioè della sua vocazione alla santità come popolo di Dio, è sempre in cammino verso gradi di unità ogni volta più completi. In questo modo, aperta e sempre in cammino verso forme più autentiche di unità come nella Trinità (Gv 17,20-26), la Chiesa locale vuole dare questa testimonianza di amore reciproco che è segno di credibilità per il mondo.
E' la Chiesa locale che vive nella tensione permanente propria della speranza che:
- obiettiva la sua coscienza della volontà di Dio in un proposito di futuro, in una situazione ideale futura, desiderata e voluta (ideale - obiettivi a lungo, medio e breve termine);
- mette la sua confidenza in Dio e nel suo potere di dare compimento alle sue promesse e, quindi, vive intensamente il "già e il non-ancora" del presente (diagnosi); e,
- nella pazienza della speranza, concentra le sue energie nel passo possibile "qui e ora" (pianificazione), sempre aperta a passi ulteriori e che si vivono nell'anelito del Signore che viene (orazione).
Così nel dinamismo della speranza risiede il senso profondo con cui vivere e dar forma, gradualmente e progressivamente, a un modello di Chiesa sempre più coerente con la sua natura di sacramento - segno e strumento - della Comunità Trinitaria. E' il cammino dell'insieme del popolo di Dio verso la santità: l'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, perché il mondo creda.
ALCUNI FRUTTI
Dopo alcuni anni, i frutti della realizzazione di questo Progetto sono molteplici. Se ne possono segnalare alcuni, i più evidenti e comuni nelle diverse esperienze:
- il senso di appartenenza alla Chiesa che riscoprono tutti i battezzati dopo i due tre primi anni;
- la moltiplicazione dei "Gruppi di Famiglie" o future Comunità Ecclesiali di Base che, dopo alcuni anni, si convocano tutti allo stesso tempo e ai quali partecipa inizialmente la gran maggioranza degli adulti. Anche se dopo la prima esperienza significativa diminuisce il loro numero, ne rimane sempre una parte consistente come spazio di catechesi permanente degli adulti che si assimila all'immagine di una Chiesa "popolo di Dio in comunione di comunità";
- il superamento, dopo alcuni anni, della distanza o frattura tra il mondo ecclesiastico e la vita del popolo;
- l'attività parrocchiale centrata sull'evangelizzazione di un popolo e non sulla sacramentalizzazione, anche se di fatto generalmente aumenta la pratica religiosa;
- nella misura in cui il popolo cristiano si sente "popolo di Dio", con le modalità proprie della sua cultura e con la sapienza che lo caratterizza, esige i suoi diritti davanti alla società civile e pretende dalle autorità civili le risposte adeguate alle sue necessità;
- la moltiplicazione degli operatori pastorali e la nascita poco a poco di nuovi leaders, grazie al criterio della "formazione nell'azione"; una diocesi con 400.000 cattolici e con 27 presbiteri ha oggi approssimativamente 25.000 laici impegnati, ognuno con una funzione ben chiara e precisa;
- il decentramento di tutti i servizi parrocchiali di modo che, grazie alle zone pastorali (in questa stessa diocesi, circa 1400), fin nei posti più lontani dai centri parrocchiali, esistono i servizi fondamentali e l'organizzazione indispensabile per funzionare come piccole parrocchie;
- il passaggio da un ministero presbiterale vissuto soprattutto in funzione amministrativa delle cose religiose a un altro vissuto più come leaderanza profetica di un popolo, tutto in cammino di fede verso la santità;
- dopo alcuni anni dall'inizio, in tutte le diocesi sono aumentate le vocazioni al sacerdozio e alle diverse forme di consacrazione. I Vescovi, per la loro parte, si sentono, sempre di più, leader di una Chiesa che si sta costruendo con l'apporto di tutti, in coerenza con la dottrina che si proclama, con una spiritualità ecclesiale che la anima e con una risposta da parte della gente che generalmente non si crede possibile. Coerenza che dà la sicurezza morale di assecondare ciò che Dio vuole e allo stesso tempo di dare una risposta certa alla gente che, senza dubbio, ha sete di Dio.
Molti di essi, inoltre, e in diverse circostanze, riconoscono pubblicamente che il Progetto li sta aiutando a mettere in pratica il Concilio Vaticano II e a muoversi nella linea di una risposta reale alle esigenze dell'evangelizzazione e dell'inculturazione.
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