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Movimento per un Mondo Migliore

 
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Pensieri di p. Lombardi:
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Essere totalmente conquistato da Dio
Vissi per l’intero periodo della formazione, dodici anni concentrati in Dio, per così dire; anzi, ho il coraggio di dirlo, ancor più, concentrati solo in Dio. Egli mi appariva come un gigante, dal quale volevo essere totalmente conquistato! Posso dire che ho quasi dimenticato tutte le altre mie esperienze di quei due primi anni. Vivevo in una tale concentrazione, in un tal desiderio di esser "preso" da Dio, di conoscerlo, di interiorizzarmi nella sua vita, che tutto ciò che mi circondava quasi scompariva. Non ricordo quasi neppure il nome dei miei confratelli; non ricordo nulla della casa nella quale vissi così intensamente. Lo stesso si verificò negli anni seguenti, da studente.
(dalla terza delle “Undici Conferenze sul Gruppo”)
 
Fedeltà senza resistenza
Sto facendo la meditazione e chiedo insistentemente a Gesù se gli ho negato qualcosa… Mi dà conforto vedere come, senza resistenza, Gesù mi abbia potuto cambiare continuamente la vita per il suo piano: come dieci anni fa passai insensibilmente da scrittore a oratore, così ora con la stessa continuità passo da oratore a formatore di uomini apostolici per Gesù. Interiormente la rinunzia ai grandi discorsi è interamente fatta checché sia di ciò che Gesù vorrà poi; anche scrittore ci sono rimasto, nel periodo della oratoria, e può darsi che resti oratore nel nuovo periodo… ma certo in modo nuovo e con la prevalenza del nuovo compito. Che io sia fedelissimo a Gesù, senza mai traccia di resistenza.
(Diario, 5/3/54)

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Fedeltà alla volontà di Dio
Violentemente mi ha occupato tutto il giorno il pensiero che forse ora Gesù mi vuole proprio qui stabilmente, prendendo questa casa come casa mia: farne la centrale promotrice della nuova controriforma. Rinunziando in gran parte a ogni altra mia attività. Gesù, non voglio altro che eseguire ciò che volete voi due [Gesù e Maria]: fate luce chiara e noi eseguiremo. Per voi lasciai la vita di scrittore divenendo oratore, e forse ora devo chiudermi qui. Tutto ciò che volete voi, e solo quello, a ogni costo.
(Diario, 18/7/54)

Offerta totale alla volontà di Dio
ImageIl pensiero dominante è l’offerta totale a Gesù e Maria, se per la Chiesa mi vogliono chiuso qui. Ho sentito anche tanto la bellezza di dare fervore ai sacerdoti…, spargendo nella Chiesa i promotori di un rinnovamento generale. Per parte mia, salvo il futuro giudizio dei superiori, arrivo a questa riforma fondamentale degli esercizi: cambiar vita e venire qui come animatore della casa di formazione degli apostoli…. E forse una grande data nella mia povera vita: devo intonare tutta la mia giornata al nuovo ritmo: preghiera, redini strette a ogni irascibilità ecc… evitare ogni grettezza con la Scuola Apostolica e in faccende di amministrazione ecc.
(Diario, 19/7/54)


Totalmente circondato dalla volontà di Dio
In realtà bisogna: 1) evitare noi ogni peccato; 2) dolersi dei peccati degli altri, che certamente Dio non li vuole: né interni né esterni; 3) reagire, in quanto Dio vuole anche questo; 4) ma restare perfettamente calmi, nella certezza che ciò che mi accade è sempre voluto da Dio: è proprio Dio a volere per me quell’ordine, quella visita, quel ritardo, quella noia, quella umiliazione, quella interruzione, ecc. Se vedo di dover correggere altri, si faccia; ma in cuor mio restare quieto che – tranne il peccato formalmente considerato come tale – ciò che è accaduto è proprio ciò che il Signore voleva. Mamma, aiutami ad avere più pace con questi pensieri. Devo sentirmi totalmente circondato dalla volontà di Dio, in ciò che di fatto accade. L’unico punto è badare a far io quanto devo, sia da parte mia, sia esigendo da altri quanto mi pare di dovere esigere innanzi a Dio.
(Diario, 13/11/54)

Penso solo alla Chiesa
Non dò assolutamente nessun peso a ciò che può essere il mio amor proprio o altro aspetto mio: penso solo alla Chiesa, a Gesù, per decidere ciò che pare convenire di più.
(Diario, 1/62)
 
Com’è bello il tuo cammino
Gesù, come è bello il cammino che hai fissato per me, senza nessun passo nella linea dell’autorità. Se no, forse perdevo tanta possibilità per predicare il bene generale della Chiesa al di sopra di ogni ambizione, interesse ecc.; arrivare fino alla fine così, un povero prete.
(Diario, 4/62)
 
Docilità
Trattandosi del rapporto con Dio, evidentemente l’amicizia con lui deve avere da nostra parte una delicatissima nota che tutta pervade: la docilità, quanto più tanto meglio. Gesù è disceso dal cielo per compiere la volontà di colui che lo ha mandato, e adesso chi ama lui deve compiere la sua volontà.
(Manuale Fondamentale, p. 282)

Fiducia
Le difficoltà sono molte e continue, ma io affido tutto a voi e mi considero un piccolo segretario, anzi un velo attraverso cui Gesù fa ciò che vuole lui… E’ tutto vostro, è tutto per voi, ciò che accade qui.
(Diario, 1/11/54)

Fiducia cieca in Dio
Nella mia vita sono ormai anni e anni che faccio sempre i passi nel buio, fidando in Gesù, quando sono certo che è Lui che vuole, e sempre sono riuscito: non sapevo bene le lingue quando andavo all’estero, non avevo vie e predicavo, non chiedevo soldi e sempre avevo il necessario… Gesù non ci farà mancare il pane, anzi, la casetta la vorrei più grande di com’era l’altra già fissata.
(Diario, 30/12/54)

Resti Lui solo ad amare e agire in noi
Sarebbe concetto incompleto, far coincidere la vita spirituale con la sola pietà. Al contrario, il modello di un agire perfettamente penetrato d’interiorità – intesa come cibarsi continuo della volontà di Dio – lo ha fornito lo stesso Gesù. Si può definire la vita spirituale in una sola parola. Lo ha detto lui: Io sono la vita. E’ lui, che viene a possederci e ad assorbirci da dentro. Occorre assoggettarsi personalmente a lui che manifesta il suo volere nelle forme illustrate dalla teologia spirituale; pian piano renderlo talmente padrone di noi, che resti lui solo ad amare e ad agire dentro di noi come lui vuole: “Per me vivere è Cristo”.
(Manuale Fondamentale, p. 282)

Fedeltà alla volontà di Dio
Ho in cuore una soave nostalgia di distacco: Gesù, se Tu volessi, lascerei tutto senza amarezza, con un bell’atto di amore per i fratelli, e verrei con Te solo nella contemplazione. Ma credo che Tu non vorrai... Aiutami a essere fedele e a edificare con l’ubbidienza giacché pare che ho scandalizzato con l’imprudenza.
(Diario, 1/62)

 
Non sfuggire un istante al vostro possesso
Maria Santissima, io predico in tutti i toni la riforma della Chiesa, e dico di presentare un messaggio del Papa. In realtà fino ad oggi sono io che… trascino la Chiesa. Maria, che non sia una follia, e soprattutto che non danneggi nessun’anima. A me pare di stare ininterrottamente sotto l’influsso e la guida di Maria e di Gesù. Fate che io vi serva sempre, come un bambino, uno schiavo, un servitorello, un nulla. Vi chiedo solo la grazia di non sfuggire mai un istante al vostro possesso e alla vostra guida totale.
(Diario, 11/10/53)

Ciò che Voi volete

Mi pare proprio che la mia persona è completamente subordinata a te. L’amor proprio forse preferirebbe fare l’oratore, ma ciò non ha più nessuna voce. Unicamente voglio sapere ciò che tu vuoi. Maria, se Gesù mi vuole formatore di sacerdoti, animatore di riformatori anziché predicatore, io sono felice e accetto fin d’ora: che si faccia solo che voi volete.
(Diario, 24/12/53)

Fedeltà verso tutti i desideri di Dio
Posso dire di aver raggiunto lo stato di fedeltà?… Non oserei affermare di essere arrivato alla fedeltà oggettiva, verso tutti i desideri di Dio su di me. Le deficienze di fronte a quell’ideale sono sempre innumerevoli. “Anche se non sono consapevole di colpa alcuna, non per questo sono giustificato; il mio giudice è il Signore!” (1Cor 4,4). Così esclamava Paolo, vaso di elezione… Feci per molto tempo l’esame particolare su questo: se in ogni momento avevo o no l’impressione sincera di aver compiuto il possibile per contentare Dio in ogni suo desiderio. La coscienza si veniva formando così sempre di più: sensibile e sicura, quanto normalmente può esserlo al medesimo tempo. Grazie a Dio, era semplice, pur apparendomi notevolmente delicato… Anno per anno mi pare che la settimana di esercizi spirituali abbia raggiunto chiarezza nello spirito. Tappe nettissime. Ne conservo tutte le conclusioni scritte: esame continuato di coscienza, insieme programma concreto di vita nella ricerca della fedeltà, elaborato a tappe con l’aiuto della infinita misericordia di Dio.
(Manuale Fondamentale, p. 205)

Voto di fare il meglio possibile
Nell’ultimo anno di formazione, ebbi una gran luce. Mentre recitavo il breviario di santa Teresa d’Avila, il 15 ottobre 1937, mi colpì il voto emesso da lei di compiere sempre il meglio che avrebbe visto concretamente possibile, momento per momento. Mi parve che di fatto quello era lo stato di vita, che almeno in teoria mi sforzavo di attuare già da molto. Ed era così bello, così semplice, quasi mi pareva assurdo pensare di essere altrimenti. Quando quel giorno uscii al passeggio con un compagno – lo ricordo bene – mi sentivo estremamente libero e felice: completamente libero con la mia coscienza segreta, senza altre norme, perché quella era completamente e solamente legata a Dio. Mi pareva di ballare per le strade, tanto ero libero… Quel voto l’ho ancora. Lo rinnovo negli esercizi spirituali. Lo osservo? Spero proprio.
(Manuale Fondamentale, pp. 205-206)

Superare la prudenza normale
Vado pensando alla prossima udienza [col Papa]. Chiedo consiglio a P. Rotondi… mi dice: “Io penso che a lei è impossibile dare un consiglio, perché lei ha criteri e certezze che superano la prudenza normale. Io per me andrei dal Papa a offrirgli tutto ciò che siamo e abbiamo, chiedendogli che ci dica cosa vuole da noi, e poi ci lasci lavorare benedetti. Ma capisco che lei [ndr Lombardi] non può parlare così: lei ha delle certezze per cui, se il Papa per esempio le dicesse che va tanto bene l’Opera coi Gesuiti, lei continuerebbe a pensare che ciò deve poi cambiare. Per lei dobbiamo tutti pregare, che Dio la assista, ma lei deve seguire la sua ispirazione e la sua linea come ha fatto finora. Ho molto pensato su tale risposta di Rotondi, che non pone in dubbio la mia ubbidienza al Papa, ma riconosce che io credo di avere certezze che mi vengono ancora da più su, e trovo che P. Rotondi ha ragione.
(Diario, 25/11/66)

Nessuna evasione
I progetti di Dio sono tremendi e non permettono evasioni a chi si è abbandonato totalmente in Gesù.
(Diario, 19/4/65)

Devo aprirmi a un nuovo passo
Per rispondere al piano di Dio, non devo chiudermi in me stesso, ma aprirmi ad un nuovo passo: “sulla mia morte deve trionfare la Sua vita”, come semplice condizione perché Gesù possa vivere ed agire liberamente in me, come Signore assoluto.
(Esercizi Spirituali, Varese, 11–18/8/53)

Immerso nel Piano di Dio – come in un fiume
Alcuni insinuano delicatamente che io dovrei essere più forte… più attivo nel prevedere e dirigere certi eventi. Io però sento qualcosa che molte volte me lo impedisce: io sono come in un grande fiume, il piano di Dio, e tutto mi sembra che mi porti avanti così, senza quasi possibilità di scelte mie attive: Dio agisce intorno a me in un certo modo che mi sembra vietare altre iniziative. Io lascio moltissime volte che le circostanze maturino le cose, più che guidarli io, e vedo in ciò la volontà di Dio.
(Diario, 22/9/64)

Tutto per amore: Testamento di P. Lombardi

La Chiesa è un culto degli uomini per amore di Dio. L’Amore è l’incontro con Dio. Valorizzare, per amore dell’uomo, tutte le forze spirituali. La più grande miniera e riserva per trasformare l’Amore di Dio in amore degli uomini, è riflettere sulla virtù teologale dell’amore dei fratelli. Il Cristianesimo trasforma in virtù teologali le principali virtù umane. La fondamentale che è la carità diventa direttamente “Amore di Dio”. Ogni amore per gli uomini diventa amore di Dio. La conseguenza di questo Amore teologale è “trattare bene tutti”. E trattando bene gli uomini trattiamo bene Dio. Sembra impossibile fare del bene a Dio, però quando lo facciamo agli uomini, lo facciamo a Dio. “Vogliate bene agli uomini”. Questo Amore comprende la virtù teologale che è la più alta di tutte, cioè l’Amore di Dio. Queste poche parole sono state la mia vita.
(Diario, 5/7/79)

 
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Crisi e mercati - Il Post-moderno debutta in economia PDF Stampa E-mail

Inutile consultare i grandi economisti classici per capire la crisi attuale. Basta rileggere Il tulipano nero di Alexandre Dumas e lo spirito del capitalismo scenderà su di noi. L'alfa e l' omega è la speculazione, dinamica conquistatrice e opzione su un avvenire prospero da un lato. Dall'altro spirale perversa di speranze, accumulo di crediti ottenuti in base a pronostici ultra-ottimistici, castelli di carta spazzati via al sopraggiungere del primo fallimento. Prima una speculazione trasformata in molla positiva, venti anni di globalizzazione, un arricchimento non solo di alcuni ma della maggioranza del pianeta - vedi la Cina poi patatrac, ecco la minaccia di un crollo proporzionale al successo precedente.
Su scala un po' diversa, la logica dell'euforia speculativa sui tulipani evocata da Dumas annuncia quelle piramidi di crediti fittizi che sono i subprime. il capitalismo è la mutualizzazione dei pericoli e delle speranze. Da cui nascono il dinamismo e simultaneamente la speculazione sulla speculazione; la regolamentazione prudente e la trasgressione imprudente delle vecchie regole; la condivisione dei rischi e l'audacia di rischiare meglio di altri. Da cui nascono i fallimenti individuali o collettivi, che punteggiano un'espansione impossibile da controllare in anticipo, ma che da tre secoli è inaffondabile, malgrado successivi e giganteschi soprusi.

Inutile contrapporre un capitalismo industriale ritenuto saggio e una sfera finanziaria destinata alla follia. Lo stesso progresso industriale, che certo non somiglia a un fiume tranquillo, alterna continuamente creazione e distruzione, abbandono delle vecchie forze produttive ed esplosione di nuove fonti di ricchezza. La finanza incoraggia questo movimento di distruzione creatrice, che definisce secolo dopo secolo l'occidentalizzazione del mondo. Nulla di originale dunque nelle bolle che minacciano d'implosione l'economia planetaria, se non nell'incuria con la quale le si è lasciate gonfiare. Eppure, gli avvertimenti non sono mancati. Negli Stati Uniti (Enron) come in Francia (Crédit Lyonnais, Bnp), fenomeni di  euforia finanziaria locali ma rovinosi hanno messo allo scoperto, non importa se ai vertici di imprese pubbliche o private, dirigenti napoleonici che credevano potersi permettere di tutto. E alcuni funzionari hanno lanciato le proprie imprese all'assalto di Hollywood, senza tuttavia trascurare i vantaggi personali, e già allora il contribuente dovette pagare i cocci rotti.

Il problema non è tanto il tipo di tecnica finanziaria, che ormai ci promettono sarà controllata, quanto lo stato d'animo generale che ne ha consentito la fioritura sfrenata. Nei consigli di amministrazione ritroviamo il leitmotiv postmoderno: non c'è rischio, niente di male, come dimostrano i paracadute dorati. Dalla fine della guerra fredda, la promessa di un mondo placato diffonde, urbi et orbi, l'annuncio di una storia senza sfide, senza conflitti, senza tragedie, che autorizza tutto e . qualsiasi cosa.

Una bolla speculativa si regge su una scommessa che si conferma da sé. È’ «performativa», secondo il linguista Austin. Per lo speculatore, accordare crediti significa far esistere. «La seduta è aperta!», proclama il presidente di un'assemblea - è vero per il solo fatto che lo dice -: la realtà si regola sul dire, mentre nei casi ordinari il dire, che non è più performativo ma indicativo, si regola sulla realtà. La bolla finanziaria accumula crediti su crediti e si arricchisce della propria auto-affermazione. Si rinchiude in un rapporto autoreferenziale e progressivamente abolisce il principio di realtà: sono effettivi soltanto i prodotti finanziari che i miei investimenti inventano.

Simile fantasma di onnipotenza napoleonica non anima solamente i trader, ma anche coloro che li lasciano rischiare; non solamente i titolari degli istituti finanziari, ma le autorità politiche, universitarie e mediatiche, che non si preoccupano di nulla. L'ideologia performativa - una cosa diventa vera per il solo fatto che la diciamo - governa l'occidentalizzazione del pianeta dalla fine della guerra fredda: poiché il campo avverso si è disgregato, l'avvenire ci appartiene e i pericoli fondamentali sono svaniti. Si può riconoscere nel diniego «performativo» di ogni riferimento al reale la follia chiusa dell'«immaginazione». Il postmoderno, che si istituisce «al di là del bene e del male» e se ne infischia della distinzione tra vero e falso, presunto idolo del passato, dà libero sfogo alla propria immaginazione e abita una bolla cosmica. L'euforia non è minore in materia politica che in manipolazione borsistica. Ci sono voluti quasi dieci anni perché Bush, Condoleezza Rice, Blair e il quai d'Orsay scoprissero che Putin non è il good guy e il democratico in erba di cui si erano infatuati. Probabilmente, ci vorranno altri dieci anni prima che si proceda a una fredda valutazione delle due svolte decisive che hanno segnato la fine del XX secolo: la riunificazione di una grande parte d'Europa che, dalle rivoluzioni democratiche di Georgia e Ucraina, inquieta oltremodo il Cremlino. E l'emergere della Cina, che modifica da cima a fondo l'equilibrio mondiale. Da un lato, il «miracolo economico» suscitato dalla riforma di DengXiao Ping relega in maniera definitiva l'economismo collettivista marxista nel museo delle cere: il vantaggio dell'economia di mercato oggi salta agli occhi. Dall'altro, un miracolo economico così enorme non garantisce affatto democrazia e coesistenza politica. Non dimentichiamo che i due miracoli economici più importanti del XX secolo, Germania e Giappone, sono all'origine dei 50 milioni di morti della Seconda guerra mondiale. Auguriamoci che il brivido anticipatore di una crisi universale ci offra l'occasione di uscire dalla bolla mentale post moderna, di raffreddare l'euforia dei nostri pii desideri e di osare finalmente guardare la verità in faccia. Ma temo cosÌ di enunciare un pio desiderio in più.

traduzione Daniela Maggioni

Corriere della Sera 30 settembre 2008

 

 

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