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Pensieri di p. Lombardi: |
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Dai credenti alla globalizzazione |
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UNA RIFLESSIONE SULL’ULTIMO LIBRO DI SIMONE MORANDINI
DA CREDENTI NELLA GLOBALIZZAZIONE
Libertà, responsabilità, giustizia, diritti, dignità umana sono le
parole chiave su cui ci si misurerà per produrre un pianeta più umano e
non sempre più disumano, come oggi spesso appare.
Ora dirò com'è fatta Ottavia, città ragnatela. C’è un precipizio in mezzo a due montagne scoscese: la città è sul vuoto, legata alle due creste con funi, catene e passerelle ... Sotto non c'è niente per centinaia di metri: qualche nuvola scorre, s'intravvede più in basso il fondo del burrone ... Sospesa sull 'abisso, la vita degli abitanti d'Ottavia è meno incerta che in altre città. Sanno che più di tanto la rete non regge»(1). Con questa suggestiva citazione, tratta da Italo Calvino, si apre l'ultimo libro di Simone MorandinÌ, intitolato Da credenti nella globalizzazione .2 Un testo relativamente breve, ma particolarmente denso, fortemente interdisciplinare e dotato di un ottimo repertorio bibliografico, che potrà utilmente farsi materia di studio per quanti si occupano di teologia. e non solo.
Nonostante l'ancor giovane età, Simone Morandini si occupa da parecchi anni autorevolmente delle connessioni fra le discipline teologiche e la questione ambientale, con un'ottica non di rado finemente ecumenica e interreligiosa: è docente presso l'Istituto di studi ecumenici San Bernardino di Venezia e collaboratore al progetto Etica e politica ambientale della Fondazione Lanza di Padova, oltre a far parte del consiglio di presidenza del SAE (Segretariato attività ecumeniche).
Davanti a una duplice sfida
II riferimento allo scrittore ligure, per Morandini, rappresenta l'occasione per delineare da subito il quadro in cui andrà inserita la sua riflessione: un tempo. quello nostro. caratterizzato dalla fragilità del tessuto della convivenza umana, in cui si susseguono novità vertiginose, grandi speranze e grandi problemi, fino a costringere la teologia e la comunità ecclesiale tutta ad interrogarsi attentamente sul fenomeno della globalizzazione. Parola decisiva per pensare questo inizio di millennio, quest'ultima, da un lato; e, dall'altro, suggerisce l'autore, autentico segno dei tempi e dinamica storica significativa che chiama i credenti all'interpretazione critica e ad un agire storico rinnovato. Una dinamica talmente pervasiva che spiega, del resto, perché essa possa essere fatta oggetto di tante e distanti valutazioni, ad esempio nel dibattito che oppone le varie voci no global agli apologeti della globalizzazione economica.
Con sicura competenza, il testo si sofferma pertanto opportunamente, in primo luogo. sull'ambivalenza dell'economia globale, sui suoi impatti sull'ambiente. sulla politica e su culture e religioni (termini da coniugare rigorosamente al plurale).
Ai credenti delle diverse chiese essa pone in particolare due sfide. Da una parte. l'obiettivo di un'estensione globale della solidarietà, di una pratica di giustizia. di pace e di salvaguardia del creato su scala planetaria: dall'altra. l'esigenza di un nuovo stile di cattolicità ecumenica. capace di affrontare una dialettica tra località e universalità. e di porsi al servizio di un mondo riconosciuto come casa della vita. nella ricerca dialogica di un’etica condivisibile. Due sfide da far tremare i polsi, ma ineludibili, pena la sostanziale progressiva insensatezza del messaggio evangelico.
Al riguardo, assieme al teologo fiorentino (da tempo spostatosi a Venezia), occorre in effetti chiedersi se, a partire dalle dinamiche della globalizzazione, ad essere entrata in crisi non sia la stessa idea di ecumenismo: se la contingenza del momento presente non riveli in realtà aporie più profonde che toccherebbero elementi qualificanti del cammino ecumenico quale lo abbiamo sperimentato finora, nei suoi (appena!) cent'anni di vita.
Diversi autori, del resto, ritengono che il tempo della globalizzazione col livello del tutto inedito di mobilità che lo caratterizza. con i contatti tra persone, culture e religioni che esso promuove - richieda soprattutto un rafforzamento delle identità. a prevenire pericolose spinte alla dissoluzione. E. d'altra parte. nella postmodernità di una società secolare, che tende ad estenuare il valore delle forme religiose, non è forse necessario contrapporsi con presenze forti, integrali. aliene da cedimenti e contrattazioni?
A una tale preoccupata prospettiva. la proposta dia logica della ricerca ecumenica può persino apparire come un pericoloso fattore di indebolimento. una crepa nella compattezza di confini. che andrebbero invece mantenuti nella loro impenetrabilità ...
Un'inedita occasione di crescita
Assumendo seriamente tali preoccupazioni, Morandini perora l'istanza di una teologia ecumenica capace di collocarsi in modo consapevole nell'orizzonte socioculturale che abitiamo, cogliendone gli interrogativi e le domande emergenti. La storia - ci ricorda la conciliare Gaudium et spes - è pur sempre lo spazio abitato dal soffio dello Spirito e occorre scrutarla con attenzione. per leggere i segni dei tempi che vi si manifestano. In essi siamo invitati a cogliere, nella complessità del loro darsi, elementi rilevanti per la vocazione dell'umanità e della chiesa. anche proprio per ciò che attiene alla ricerca della comunione ecumenica.
La stessa istanza di complessità evidenzia, però, anche la necessità di uno sforzo ecumenico davvero attento, per leggere l'attuale contesto in tutta la sua complessità multiculturale e multireligiosa. E risulta possibile, in effetti, offrirne interpretazioni ben diverse, che orientano a un ruolo differente e ricco di valenze molto più positive anche per lo stesso movimento ecumenico.
Sono numerosi, infatti, gli osservatori che leggono in modo assai articolato le relazioni tra culture e religioni differenti indotte dalla globalizzazione, indicandole come luoghi di possibilità per incontri inediti, carichi di potenzialità pacificanti. J. Audinet, ad esempio. parla di un tempo del meticciato. ad indicare la positiva possibilità di fecondi intrecci tra realtà diverse. Una prospettiva esplicitamente teologica, poi, potrà leggervi un segno concreto dell'agire di quello Spirito che chiama la storia umana a diventare spazio di autentica fraternità, in una convivenza giusta e solidale (e sostenibile, va aggiunto oggi) sul pianeta terra.
Pur nell'ambiguità che caratterizza ogni fenomeno storico, per Morandini sarà allora possibile vivere anche questo tempo come inedita occasione di crescita, per quella che la stessa Costituzione conciliare definisce famiglia umana. Si tratta di una realtà che non è certo riducibile a dato biologico o sociologico, ma che si presenta invece come densa di profonde connotazioni etiche e teologiche: è la figura di un'umanità che - al di là dei differenti stili di vita che la caratterizzano - ha la sua origine comune nell'atto creatore di Dio, è tutta redenta in Cristo e tutta è chiamata alla comunione escatologica nello Spirito.
In questo contesto. perciò, l'autore sceglie di dialogare con personalità rilevanti quali Konrad Raiser, Hans Kueng, Christian Duquoc e Johann Baptist Metz, invitando i lettori ad interrogarsi su come la comunità credente sia chiamata oggi ad abitare la storia - come segno e strumento dell'azione di Dio, al servizio di una dinamica di comunione nel cuore dell'umanità - quale sacramento di unità, secondo la lezione conciliare (attualmente, ci sia concesso, non sempre valorizzata appieno nell'ambito teologico).
Certamente. un elemento che sarà necessario tenere in attenta considerazione in tale riflessione è la necessità di un intreccio tra il riferimento all'unità della famiglia umana – la categoria di sfondo cui l’autore ricorre per tentare una sintesi del suo itinerario, una volta di più desunta dal Vaticano II – e quello alla pluralità (geografica, culturale, religiosa ... ) che la abita, a una varietà di forme che è essa stessa in qualche misura espressione della ricchezza dello Spirito. Non è pensabile una ricerca di unità che pretenda di esprimersi come mero superamento delle diversità e non piuttosto come loro reciproca accoglienza, nel segno della riconciliazione e della mutua interrogazione all'interno di un serio confronto.
È uno sguardo dinanzi al quale non apparirà problematica tanto l'inedita prossimità dei diversi, quanto piuttosto la difficoltà a realizzare forme pacifiche di coesistenza e di incontro. E che vedrà nel dialogo tra le diverse identità - quale si realizza anche attraverso concreti momenti di incontro per la crescita nella convivenza un elemento imprescindibile per una globalizzazione pacifica e solidale. E questo, tra l'altro, il nocciolo sempre attuale dell'eredità di Assisi, dell'incontro interreligioso di preghiera del 1986 e ancor più di quello del 2002, svoltosi in un momento che rendeva più esplicita la contrapposizione alla violenza e all’intolleranza.
Camminiamo insieme
Libertà. responsabilità. giustizia, diritti. dignità umana: ecco. a conti fatti. le parole chiave della globalizzazione. su cui si misurerà la sua capacità di produrre un pianeta più umano, e non sempre più disumano. come oggi spesso ci appare.
Bisogna peraltro osservare che non si tratta di elementi che la comunità ecclesiale potrebbe vivere come semplicemente esterni al proprio essere, ma piuttosto di caratteristiche cruciali per la sua stessa esistenza e per le sue pratiche. Nel tempo della globalizzazione la dimensione ecumenica - la pratica vissuta dell'ecumenismo - si rivela dunque fondamentale per l'essere della chiesa, quasi espressione storica qualificata delle notae ecclesiae (specie della cattolicità e dell'unità). Solo un sogno?
Nelle sue conclusioni, Simone dichiara con giusto ottimismo che, pealtro, esistono sogni che meritano di essere inseguiti, affidandoli al Signore. È ciò che fa anche lui, chiudendo le pagine di Da credenti nella globalizzazione con !'intensa poesia-preghiera con cui termina il messaggio dell'ottava Assemblea del CEC (Consiglio ecumenico delle chiese) di Harare. del 1998: «Camminiamo insieme come un popolo/ che crede nella risurrezione./ In mezzo all'esclusione e alla disperazione/, aderiamo. nella gioia e nella speranza!/ alla promessa della vita in tutta la sua pienezza./ Camminiamo insieme come un popolo che prega/ in mezzo alla confusione e alla perdita di identità/ scorgiamo i segni che indicano il compiersi/ del disegno di Dio/ e attendiamo la venuta del suo Regno».
Brunetto Salvarani
1 Calvino I. Le città invisibili, Mondadori, Milano 1993, p. 75.
2 Morandini S., Da credenti nella globalizzazione. Teologia ed etica in orizzonte ecumenico, EDB 2008, pp 192, € 19.00
Settimana 23/2008
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