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Pensieri di p. Lombardi: |
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L'età dell'abbondanza ci ha reso più poveri |
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da "La Repubblica" 11.6.2008
In tutto il mondo, sta montando la protesta contro i prezzi in rapida crescita dei generi alimentari e dei carburanti. Con l'entrata dell' economia globale in una fase di rallentamento, i poveri, e persino le classi medie, assistono a una contrazione dei propri redditi. Gli uomini politici vorrebbero rispondere a queste legittime preoccupazioni del loro elettorato, ma non sanno che cosa fare. Negli Stati Uniti, Hillary Clinton e John McCain se la sono cavata scegliendo di proporre la strada più semplice, quella della sospensione degli oneri fiscali sui carburanti, almeno per l'estate.
Solo Barack Obama è rimasto fermo sulla sua posizione respingendo
questa soluzione che, secondo lui, incrementerebbe soltanto la domanda
di carburante, annullando così i vantaggi del taglio delle imposte.
Ma se la scelta di Clinton e McCain non fosse quella giusta, che cosa
si dovrebbe fare? Non si può semplicemente ignorare le sollecitazioni
di chi sta soffrendo. Negli Stati Uniti, i redditi reali della classe
media non sono ancora tornati ai livelli che avevano raggiunto prima
dell'ultima recessione, nel 1991.
George Bush, dopo la sua elezione, sostenne che i tagli alle tasse per
i ricchi avrebbero curato tutti i mali dell'economia. l benefici della
crescita alimentata dai tagli fiscali sarebbero ricaduti su tutti,
secondo politiche di moda in Europa e altrove, che tuttavia si sono
dimostrate inefficaci. Questi tagli fiscali avrebbero dovuto stimolare
il risparmio, eppure il risparmio delle famiglie negli Stati Uniti è
crollato a zero. Altrettanto avrebbero dovuto fare con l'occupazione,
ma la partecipazione al mercato del lavoro è inferiore a quella degli
anni Novanta. Se una crescita c'è stata, essa ha beneficiato soltanto
chi si trovava già in una situazione di privilegio.
La produttività è aumentata, per un certo periodo, ma non per merito
delle innovazioni finanziarie congegnate a Wall Street. I prodotti
finanziari di nuova creazione non contemplavano la gestione del
rischio, bensì lo aumentavano. Erano così poco trasparenti e complessi
cJ1e nemmeno a Wall Street o nelle agenzie di rating si era in grado di
valutarli adeguatamente. Al tempo stesso, il settore finanziario non è
stato in grado di creare prodotti destinati ad aiutare i comuni
cittadini a gestire i rischi che stavano assumendosi, incluso il
rischio della proprietà immobiliare. Milioni di americani perderanno
probabilmente le loro case e con esse, i risparmi di una vita.
Il successo degli Stati Uniti poggia sulla tecnologia, il cui simbolo è
la Silicon Valley. Ma, ironicamente, all'apice della bolla immobiliare,
agli scienziati cui si devono i progressi che permettono una crescita
basata sulla tecnologia e alle società di venture capital che
finanziano queste ricerche sono andati i raccolti più magri. Questo
tipo di investimento reale è stato oscurato dai giochi che hanno
coinvolto la maggior parte dei sog-getti che partecipano ai mercati
finanziari. Occorre che il mondo < ripensi ai fondamentali della
crescita. Se è il progresso della scienza e della tecnologia, e non la
speculazione immobiliare o nei mercati finanziari, a costituire le
fondamenta della cresci ta economica, occorre conseguentemente
riallineare il sistema fiscale. Perché coloro che ricavano il proprio
reddito giocando nei casinò di Wall Street dovrebbero beneficiare di
tasse più basse rispetto a coloro che si guadagnano da vivere in altri
modi? I capital gain dovrebbero essere tassati quanto meno nella stessa
misura dei redditi in generale (tenendo presente che, in ogni caso,
sono redditi che godono di un beneficio sostanziale, perché le tasse
sui capital gain non sono dovute finché il guadagno non è stato
realizzato). Inoltre, occorrerebbero misure fiscali per tassare gli
utili inattesi delle compagnie petrolifere e del gas.
Dato il netto allargarsi della forbice delle disuguaglianze nella
maggior parte dei paesi. è arrivato il momento di prendere in
considerazione tasse più alte per coloro ai quali fin qui è andata bene
al fine di aiutare quelli cui la globalizzazione e i cambiamenti
tecnologici hanno fatto perdere terreno. Ciò potrebbe inoltre alleviare
il peso dei prezzi cresciuti a dismisura del cibo e dell'energia. I
paesi come gli Stati Uniti, dove esistono già dei programmi di sussidi
alimentari peri più svantaggiati, dovrebbero ovviamente adeguare il
valore di questi sussidi per evitare un deterioramento degli standard
nutrizionali. I paesi dove questi programmi non sono previsti
potrebbero valutare la possibilità di istituirli. L’attuale crisi è
stata scatenata . da due fattori: la guerra dell'Iraq che ha
contributo al!'impennata del prezzo del petrolio, anche nella misura in
cui ha peggiorato l'instabiIità nel Medio Oriente, il fornitore di
petrolio a basso prezzo; e i biocarburanti che invece portano a una
sempre maggiore integrazione trai mercati delle materie prime
alimentari e quelli dell'energia. Anche se questa nuova attenzione alle
fonti di energia rinnovabile non può che essere considerata positiva,
altrettanto non si può dire delle politiche che disto reo no alla fonte
l'approvvigionamento dei generi alimentari. Negli Stati Uniti, i
sussidi per l'etanolo prodotto. a partire dal granturco non
contribuiscono a ridurre il riscaldamento globale, mentre rimpinguano
invece le casse dei produttori di etanolo. Gli ingenti sussidi
all'agricoltura negli Stati Uniti e nell'Unione Europea hanno
indebolito l' agricoltura nei paesi in via di sviluppo, dove
l'assistenza internazionale per favorire un incremento della
produttività agricola è stata assolutamente insufficiente. Gli aiuti
allo sviluppo del settore agricolo si sono ridotti complessivamente da
unpiccodel17percentoall'esiguo 3 per cento odierno, cui si aggiunge il
fatto che alcuni donatori internazionali stanno sollecitando
l'eliminazione dei sussidi per i fertilizzanti, rendendo ancora più
difficile per gli agricoltori dei paesi in via di sviluppo, già a corto
di denaro, l'essere competitivi.
I paesi ricchi devono limitare, se non eliminare del tutto, le
politiche agricole ed energetiche distorcenti e aiutare nei paesi più
poveri i produttori di beni alimentari a migliorare la propria capacità
produttiva. Ma questo è solo !'inizio: abbiamo considerato come
gratuite le nostre risorse più preziose, l' acqua pulita e l'aria. Ora
è soltanto con nuovi modelli di consumo e produttivi - un nuovo modello
economico - che saremo in grado di affrontare questo fondamentale
problema delle risorse.
Joseph Stiglitz
Copyright Projeet Syndicate, 2008
Traduzione di Guiomar Parada
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