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Pensieri di p. Lombardi: |
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Storia dell'esperienza spirituale del Gruppo Promotore |
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Pagina 10 di 18 6. Comunione: povertà e partecipazione La stessa maturazione della coscienza del Gruppo riguardo alla necessità della riforma della Chiesa nella carità, fino all’unità piena, a immagine della Trinità, pone il Gruppo di fronte alla necessità di esprimere nella sua vita interna un tipo di rapporto istituzionale partecipativo e corresponsabile. Nel 1965, mentre si concludeva il Concilio Vaticano II e il Gruppo veniva affidato alla Compagnia di Gesù, i responsabili dei diversi gruppi allora esistenti nel mondo, in un incontro di tre mesi, si trovarono al Centro Internazionale Pio XII per un Mondo Migliore (Rocca di Papa – Roma) per condividere il difficile momento di affidamento ai gesuiti e per definire due scelte decisive per il futuro: la concezione del Gruppo e il sistema di governo. In questo incontro si discusse per alcuni giorni sul modo di concepire il Movimento e il Gruppo. Si delinearono due possibilità: concepire il movimento come un nucleo intorno al quale si formano altre realtà, più o meno aggregate, con diversi gradi di appartenenza, in cerchi concentrici (consacrati, collaboratori, amici, simpatizzanti…) che accrescendo il più possibile il numero dei membri possa incidere sulla vita della Chiesa. L’altra concezione, che di fatto di assunse, fu quella di un “movimento” o dinamismo storico promosso da un Gruppo, ma che rimanesse come l’animatore, il promotore di tale movimento che, a sua volta, facendo parte della vita della Chiesa, rimanesse sotto la guida di coloro che hanno ricevuto il ministero dell’unità: papa, vescovi, parroci e ogni autorità legittima nella Chiesa. In questo modo il Gruppo si sarebbe limitato numericamente al necessario per “produrre” detto movimento. Questa ultima concezione, scelta coscientemente da quelli che allora rappresentavano il Gruppo, incluso p. Lombardi, segnò un passo fondamentale. Significava concepire un Gruppo, non solo senza membri consacrati, permanenti, ma che si sarebbe limitato volontariamente a essere relativamente piccolo. Significava promuovere un “movimento” né visibile né contabilizzato perché vita della Chiesa. Proprio perché il “Movimento per un Mondo migliore” non è visibile, di fatto viene identificato, da molti anche oggi, con il Gruppo che lo promuove. Eppure il “Movimento” è più forte di tanti altri e proprio perché non si vede con una sua specifica delimitazione fa parte a pieno titolo della vita della Chiesa.
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