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Pensieri di p. Lombardi: |
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Storia dell'esperienza spirituale del Gruppo Promotore |
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Pagina 9 di 18 Alla fine del Concilio, nel dicembre 1965, non essendoci una figura canonica nella quale inquadrare questa nuova realtà e dovendo trovare una soluzione per assicurarne il futuro, Paolo VI prese la decisione di consegnare il Gruppo alla Compagnia di Gesù. La soluzione era di per sé contraria alla natura del Gruppo, ma di fatto segnò il suo inizio canonico. I religiosi dovettero lasciare la vita comune nelle case del Gruppo anche se potevano ancora collaborare nelle attività apostoliche. La Compagnia di Gesù, nella persona del suo Preposito Generale, p. Pietro Arrupe, assicurò il rispetto della natura e delle proprietà del Gruppo e limitando il decreto pontificio alla dipendenza diretta dalla sua autorità e redigendo il primo statuto. Di fatto a quel tempo tutti i responsabili, eccetto p. Lombardi e un altro gesuita, appartenevano al clero diocesano e come tali dipendevano dai loro Vescovi. Si accettò questo passo sia in obbedienza alla Chiesa sia per conservare l’unità di un unico Gruppo e non ridurlo ad una federazioni di gruppi autonomi. Il Gruppo, anche se accettato giuridicamente, visse, per molti anni a seguire, la sofferenza di non sentirsi pienamente riconosciuto da una forte corrente della Chiesa, anche se moltissime persone hanno creduto in questo servizio e hanno dato la vita per servire la Chiesa nel suo rinnovamento. Furono otto anni di sofferenza diretta, e poi altri ancora, in cui la Chiesa ufficiale prese le sue distanze. In questo periodo il Gruppo, anche grazie al Concilio in atto e ai suoi risultati, si convinse sempre di più che il rinnovamento di cui era ed è promotore è un fatto permanente, appartenente alla natura della stessa Chiesa. Il rinnovamento promosso dal Gruppo non era solo approvato da un Papa e voluto da un “profeta”, ma era un Concilio che dichiarava la necessità di una riforma permanente della Chiesa in quanto tale e non solo all’interno di essa (LG 8-9; UR 6-7). In questo modo è cresciuta la coscienza del Gruppo riguardo alla validità della sua missione e, allo stesso tempo, la sofferenza l’ha aiutato a crescere nell’empatia e nel patire insieme (compassione) sia per quanto veniva attribuito a p. Lombardi sia per l’incidenza che tale fatto aveva sull’accettazione del Gruppo. La comunione è divenuta più cosciente e più intensa in rapporto alla missione e alla vita del Gruppo come tale.
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