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Pensieri di p. Lombardi: |
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Storia dell'esperienza spirituale del Gruppo Promotore |
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Pagina 17 di 18 9. Comunione e consenso Diverse volte si è parlato delle difficoltà dovute alle diverse tendenze presenti nel Gruppo dal momento in cui si superò, come detto sopra, l’identificazione tra Esercitazioni e Movimento. Alcuni continuarono a credere nelle Esercitazioni come unica via per promuovere il Movimento, altri credevano nella necessità di creare altri strumenti di animazione spirituale che permettessero di approfondire la sintesi che offrivano le Esercitazione e altri ancora credevano nella necessità di progetti operativi che esprimessero le Esercitazioni in termini di azione e pratica pastorale. Queste correnti, come è normale, si esprimevano attraverso persone e, quindi, attraverso i limiti e le qualità di esse. La difficoltà maggiore, forse a causa dell’inesperienza del Gruppo e dei limiti delle persone, la si visse nel considerare come contrapposto ciò che in realtà era complementare. Forse, anche se in forma inconscia, era in gioco la leaderanza del Gruppo e la maggiore o minore capacità di ampiezza e di lungimiranza nelle proprie vedute. Di fatto, si vissero parecchi anni di tensione, certamente di crescita, ma di estremo logorio di energie che, alla fine misero a rischio la stessa unità del Gruppo. Ma il sacrifico di molti permise il superamento di tali difficoltà. Alla fine, in questi anni, si è arrivati anche alla sistemazione giuridica da parte della Santa Sede (1989) e da parte dello Stato italiano (1998). Col Cenacolo del 1991 il Gruppo nel suo insieme riuscì a convergere nelle scelta del “movimento” inteso come promozione di processi storici, concretamente dei progetti riferiti al rinnovamento globale della Chiesa, anche se non tutti i gruppi li stanno promuovendo. Tutti capirono, però, che questa comprensione di “movimento” era giusta, non solo perché includeva tutte le altre forme di promozione, ma anche perché i fatti dimostravano la validità di tale scelta. È così che sia nel Cenacolo del 1995, e principalmente in quello del 1999, maturò la coscienza che il Gruppo deve arrivare alle decisioni riguardanti la sua vita e la sua missione per via di “consenso”, cosa che normalmente esige una progressività di consensi al fine di lasciare spazio a quanto nasce di nuovo prima di assumerlo come orientamento comune.
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