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Pensieri di p. Lombardi: |
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Storia dell'esperienza spirituale del Gruppo Promotore |
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Pagina 1 di 18 Ciò che si presenta non è la storia del Gruppo, anche se inevitabilmente dovremmo fare riferimento ad essa, ma come il Gruppo cercò di vivere la comunione costitutiva della Chiesa. È la spiritualità di Chiesa, come si vedrà più avanti, vissuta da un Gruppo e al servizio dell’animazione della stessa Chiesa. [Ciò che segue vuol essere un racconto di come siamo arrivati a proporre quest’opera sulla spiritualità di comunione, a partire precisamente di quanto ricercato e vissuto fino ad oggi, nella speranza che serva ad altri.Certamente questo primo capitolo non è altro che una forma per inquadrare il tema che in seguito verrà sviluppato.]
1. La predicazione di p. Lombardi Tutto iniziò con l’intuizione di p. Lombardi sj, negli anni finali della seconda guerra mondiale, prima nelle università e poi nelle chiese, nei teatri, nelle piazze (fino a predicare a 300.000 persone radunate in diverse piazze collegate fra loro da megafoni) di invitare tutti gli italiani alla conversione e alla riconciliazione dopo la terribile esperienza della guerra fratricida e a mettere la speranza in Cristo, risposta ai problemi sociali e spirituali dell’umanità sconvolta dalla guerra. Un momento culmine di tale predicazione si ebbe quando, via radio, parteciparono 15.000.000 di italiani alla predicazione finale della così chiamata “Crociata della bontà”, conclusasi con la S. Messa presieduta da Papa Pio XII. Dall’Italia, il messaggio passò, e con analoga ripercussione, alle nazioni dell’Europa, inclusa alcune del Est, e a quelle dell’America, sia del Nord che del Sud. Questo fenomeno di moltitudini in ginocchio in segno di penitenza e di conversione, risuonò nell’animo di p. Lombardi come segno di Dio che chiama la Chiesa ad un rinnovamento generale del suo essere insieme, come comunità, per essere adeguata alla missione che Gesù le ha dato per la salvezza del mondo. Così espresse la percezione di questo segno a Papa Pio XII, che seguiva attentamente quanto avveniva attorno alla persona di p. Lombardi. E così lo intese il Papa che, il 10 febbraio 1952, in un discorso memorabile, si dichiara “araldo di un mondo migliore” e chiama i romani ad un rinnovamento collettivo, in un mondo che ha bisogno di “rifarsi da selvatico in umano, da umano in divino, vale a dire, secondo il cuore di Dio”.
Oltre alla predicazione alle moltitudini, p. Lombardi si incontrava con i diversi responsabili e impegnati nei diversi campi dell’azione pastorale delle diocesi. Il messaggio centrale rivolto ad essi consisteva nell’osservazione di una realtà: nel mondo in cui tutto è interdipendente e che cammina verso l’unità, la Chiesa non può continuare a operare nella frantumazione e nell’individualismo delle varie realtà della diocesi: persone, gruppi, organismi, istituzioni. La Chiesa ha bisogno di un profondo rinnovamento in senso comunitario e di fare del “bene comune della Chiesa” la suprema legge del vivere e agire cristiano. Solo la Chiesa rinnovata mediante una ascesi comunitaria, che cammina verso l’unità da Cristo voluta, sarà in condizioni di realizzare la sua missione al servizio del rinnovamento del mondo. Da questa mobilitazione sia delle moltitudini che degli operatori nei diversi campi della pastorale, come risposta alle motivazioni date, emersero, secondo i casi, diverse iniziative unitarie.
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