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Movimento per un Mondo Migliore

 
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Pensieri di p. Lombardi:
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Essere totalmente conquistato da Dio
Vissi per l’intero periodo della formazione, dodici anni concentrati in Dio, per così dire; anzi, ho il coraggio di dirlo, ancor più, concentrati solo in Dio. Egli mi appariva come un gigante, dal quale volevo essere totalmente conquistato! Posso dire che ho quasi dimenticato tutte le altre mie esperienze di quei due primi anni. Vivevo in una tale concentrazione, in un tal desiderio di esser "preso" da Dio, di conoscerlo, di interiorizzarmi nella sua vita, che tutto ciò che mi circondava quasi scompariva. Non ricordo quasi neppure il nome dei miei confratelli; non ricordo nulla della casa nella quale vissi così intensamente. Lo stesso si verificò negli anni seguenti, da studente.
(dalla terza delle “Undici Conferenze sul Gruppo”)
 
Fedeltà senza resistenza
Sto facendo la meditazione e chiedo insistentemente a Gesù se gli ho negato qualcosa… Mi dà conforto vedere come, senza resistenza, Gesù mi abbia potuto cambiare continuamente la vita per il suo piano: come dieci anni fa passai insensibilmente da scrittore a oratore, così ora con la stessa continuità passo da oratore a formatore di uomini apostolici per Gesù. Interiormente la rinunzia ai grandi discorsi è interamente fatta checché sia di ciò che Gesù vorrà poi; anche scrittore ci sono rimasto, nel periodo della oratoria, e può darsi che resti oratore nel nuovo periodo… ma certo in modo nuovo e con la prevalenza del nuovo compito. Che io sia fedelissimo a Gesù, senza mai traccia di resistenza.
(Diario, 5/3/54)

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Fedeltà alla volontà di Dio
Violentemente mi ha occupato tutto il giorno il pensiero che forse ora Gesù mi vuole proprio qui stabilmente, prendendo questa casa come casa mia: farne la centrale promotrice della nuova controriforma. Rinunziando in gran parte a ogni altra mia attività. Gesù, non voglio altro che eseguire ciò che volete voi due [Gesù e Maria]: fate luce chiara e noi eseguiremo. Per voi lasciai la vita di scrittore divenendo oratore, e forse ora devo chiudermi qui. Tutto ciò che volete voi, e solo quello, a ogni costo.
(Diario, 18/7/54)

Offerta totale alla volontà di Dio
ImageIl pensiero dominante è l’offerta totale a Gesù e Maria, se per la Chiesa mi vogliono chiuso qui. Ho sentito anche tanto la bellezza di dare fervore ai sacerdoti…, spargendo nella Chiesa i promotori di un rinnovamento generale. Per parte mia, salvo il futuro giudizio dei superiori, arrivo a questa riforma fondamentale degli esercizi: cambiar vita e venire qui come animatore della casa di formazione degli apostoli…. E forse una grande data nella mia povera vita: devo intonare tutta la mia giornata al nuovo ritmo: preghiera, redini strette a ogni irascibilità ecc… evitare ogni grettezza con la Scuola Apostolica e in faccende di amministrazione ecc.
(Diario, 19/7/54)


Totalmente circondato dalla volontà di Dio
In realtà bisogna: 1) evitare noi ogni peccato; 2) dolersi dei peccati degli altri, che certamente Dio non li vuole: né interni né esterni; 3) reagire, in quanto Dio vuole anche questo; 4) ma restare perfettamente calmi, nella certezza che ciò che mi accade è sempre voluto da Dio: è proprio Dio a volere per me quell’ordine, quella visita, quel ritardo, quella noia, quella umiliazione, quella interruzione, ecc. Se vedo di dover correggere altri, si faccia; ma in cuor mio restare quieto che – tranne il peccato formalmente considerato come tale – ciò che è accaduto è proprio ciò che il Signore voleva. Mamma, aiutami ad avere più pace con questi pensieri. Devo sentirmi totalmente circondato dalla volontà di Dio, in ciò che di fatto accade. L’unico punto è badare a far io quanto devo, sia da parte mia, sia esigendo da altri quanto mi pare di dovere esigere innanzi a Dio.
(Diario, 13/11/54)

Penso solo alla Chiesa
Non dò assolutamente nessun peso a ciò che può essere il mio amor proprio o altro aspetto mio: penso solo alla Chiesa, a Gesù, per decidere ciò che pare convenire di più.
(Diario, 1/62)
 
Com’è bello il tuo cammino
Gesù, come è bello il cammino che hai fissato per me, senza nessun passo nella linea dell’autorità. Se no, forse perdevo tanta possibilità per predicare il bene generale della Chiesa al di sopra di ogni ambizione, interesse ecc.; arrivare fino alla fine così, un povero prete.
(Diario, 4/62)
 
Docilità
Trattandosi del rapporto con Dio, evidentemente l’amicizia con lui deve avere da nostra parte una delicatissima nota che tutta pervade: la docilità, quanto più tanto meglio. Gesù è disceso dal cielo per compiere la volontà di colui che lo ha mandato, e adesso chi ama lui deve compiere la sua volontà.
(Manuale Fondamentale, p. 282)

Fiducia
Le difficoltà sono molte e continue, ma io affido tutto a voi e mi considero un piccolo segretario, anzi un velo attraverso cui Gesù fa ciò che vuole lui… E’ tutto vostro, è tutto per voi, ciò che accade qui.
(Diario, 1/11/54)

Fiducia cieca in Dio
Nella mia vita sono ormai anni e anni che faccio sempre i passi nel buio, fidando in Gesù, quando sono certo che è Lui che vuole, e sempre sono riuscito: non sapevo bene le lingue quando andavo all’estero, non avevo vie e predicavo, non chiedevo soldi e sempre avevo il necessario… Gesù non ci farà mancare il pane, anzi, la casetta la vorrei più grande di com’era l’altra già fissata.
(Diario, 30/12/54)

Resti Lui solo ad amare e agire in noi
Sarebbe concetto incompleto, far coincidere la vita spirituale con la sola pietà. Al contrario, il modello di un agire perfettamente penetrato d’interiorità – intesa come cibarsi continuo della volontà di Dio – lo ha fornito lo stesso Gesù. Si può definire la vita spirituale in una sola parola. Lo ha detto lui: Io sono la vita. E’ lui, che viene a possederci e ad assorbirci da dentro. Occorre assoggettarsi personalmente a lui che manifesta il suo volere nelle forme illustrate dalla teologia spirituale; pian piano renderlo talmente padrone di noi, che resti lui solo ad amare e ad agire dentro di noi come lui vuole: “Per me vivere è Cristo”.
(Manuale Fondamentale, p. 282)

Fedeltà alla volontà di Dio
Ho in cuore una soave nostalgia di distacco: Gesù, se Tu volessi, lascerei tutto senza amarezza, con un bell’atto di amore per i fratelli, e verrei con Te solo nella contemplazione. Ma credo che Tu non vorrai... Aiutami a essere fedele e a edificare con l’ubbidienza giacché pare che ho scandalizzato con l’imprudenza.
(Diario, 1/62)

 
Non sfuggire un istante al vostro possesso
Maria Santissima, io predico in tutti i toni la riforma della Chiesa, e dico di presentare un messaggio del Papa. In realtà fino ad oggi sono io che… trascino la Chiesa. Maria, che non sia una follia, e soprattutto che non danneggi nessun’anima. A me pare di stare ininterrottamente sotto l’influsso e la guida di Maria e di Gesù. Fate che io vi serva sempre, come un bambino, uno schiavo, un servitorello, un nulla. Vi chiedo solo la grazia di non sfuggire mai un istante al vostro possesso e alla vostra guida totale.
(Diario, 11/10/53)

Ciò che Voi volete

Mi pare proprio che la mia persona è completamente subordinata a te. L’amor proprio forse preferirebbe fare l’oratore, ma ciò non ha più nessuna voce. Unicamente voglio sapere ciò che tu vuoi. Maria, se Gesù mi vuole formatore di sacerdoti, animatore di riformatori anziché predicatore, io sono felice e accetto fin d’ora: che si faccia solo che voi volete.
(Diario, 24/12/53)

Fedeltà verso tutti i desideri di Dio
Posso dire di aver raggiunto lo stato di fedeltà?… Non oserei affermare di essere arrivato alla fedeltà oggettiva, verso tutti i desideri di Dio su di me. Le deficienze di fronte a quell’ideale sono sempre innumerevoli. “Anche se non sono consapevole di colpa alcuna, non per questo sono giustificato; il mio giudice è il Signore!” (1Cor 4,4). Così esclamava Paolo, vaso di elezione… Feci per molto tempo l’esame particolare su questo: se in ogni momento avevo o no l’impressione sincera di aver compiuto il possibile per contentare Dio in ogni suo desiderio. La coscienza si veniva formando così sempre di più: sensibile e sicura, quanto normalmente può esserlo al medesimo tempo. Grazie a Dio, era semplice, pur apparendomi notevolmente delicato… Anno per anno mi pare che la settimana di esercizi spirituali abbia raggiunto chiarezza nello spirito. Tappe nettissime. Ne conservo tutte le conclusioni scritte: esame continuato di coscienza, insieme programma concreto di vita nella ricerca della fedeltà, elaborato a tappe con l’aiuto della infinita misericordia di Dio.
(Manuale Fondamentale, p. 205)

Voto di fare il meglio possibile
Nell’ultimo anno di formazione, ebbi una gran luce. Mentre recitavo il breviario di santa Teresa d’Avila, il 15 ottobre 1937, mi colpì il voto emesso da lei di compiere sempre il meglio che avrebbe visto concretamente possibile, momento per momento. Mi parve che di fatto quello era lo stato di vita, che almeno in teoria mi sforzavo di attuare già da molto. Ed era così bello, così semplice, quasi mi pareva assurdo pensare di essere altrimenti. Quando quel giorno uscii al passeggio con un compagno – lo ricordo bene – mi sentivo estremamente libero e felice: completamente libero con la mia coscienza segreta, senza altre norme, perché quella era completamente e solamente legata a Dio. Mi pareva di ballare per le strade, tanto ero libero… Quel voto l’ho ancora. Lo rinnovo negli esercizi spirituali. Lo osservo? Spero proprio.
(Manuale Fondamentale, pp. 205-206)

Superare la prudenza normale
Vado pensando alla prossima udienza [col Papa]. Chiedo consiglio a P. Rotondi… mi dice: “Io penso che a lei è impossibile dare un consiglio, perché lei ha criteri e certezze che superano la prudenza normale. Io per me andrei dal Papa a offrirgli tutto ciò che siamo e abbiamo, chiedendogli che ci dica cosa vuole da noi, e poi ci lasci lavorare benedetti. Ma capisco che lei [ndr Lombardi] non può parlare così: lei ha delle certezze per cui, se il Papa per esempio le dicesse che va tanto bene l’Opera coi Gesuiti, lei continuerebbe a pensare che ciò deve poi cambiare. Per lei dobbiamo tutti pregare, che Dio la assista, ma lei deve seguire la sua ispirazione e la sua linea come ha fatto finora. Ho molto pensato su tale risposta di Rotondi, che non pone in dubbio la mia ubbidienza al Papa, ma riconosce che io credo di avere certezze che mi vengono ancora da più su, e trovo che P. Rotondi ha ragione.
(Diario, 25/11/66)

Nessuna evasione
I progetti di Dio sono tremendi e non permettono evasioni a chi si è abbandonato totalmente in Gesù.
(Diario, 19/4/65)

Devo aprirmi a un nuovo passo
Per rispondere al piano di Dio, non devo chiudermi in me stesso, ma aprirmi ad un nuovo passo: “sulla mia morte deve trionfare la Sua vita”, come semplice condizione perché Gesù possa vivere ed agire liberamente in me, come Signore assoluto.
(Esercizi Spirituali, Varese, 11–18/8/53)

Immerso nel Piano di Dio – come in un fiume
Alcuni insinuano delicatamente che io dovrei essere più forte… più attivo nel prevedere e dirigere certi eventi. Io però sento qualcosa che molte volte me lo impedisce: io sono come in un grande fiume, il piano di Dio, e tutto mi sembra che mi porti avanti così, senza quasi possibilità di scelte mie attive: Dio agisce intorno a me in un certo modo che mi sembra vietare altre iniziative. Io lascio moltissime volte che le circostanze maturino le cose, più che guidarli io, e vedo in ciò la volontà di Dio.
(Diario, 22/9/64)

Tutto per amore: Testamento di P. Lombardi

La Chiesa è un culto degli uomini per amore di Dio. L’Amore è l’incontro con Dio. Valorizzare, per amore dell’uomo, tutte le forze spirituali. La più grande miniera e riserva per trasformare l’Amore di Dio in amore degli uomini, è riflettere sulla virtù teologale dell’amore dei fratelli. Il Cristianesimo trasforma in virtù teologali le principali virtù umane. La fondamentale che è la carità diventa direttamente “Amore di Dio”. Ogni amore per gli uomini diventa amore di Dio. La conseguenza di questo Amore teologale è “trattare bene tutti”. E trattando bene gli uomini trattiamo bene Dio. Sembra impossibile fare del bene a Dio, però quando lo facciamo agli uomini, lo facciamo a Dio. “Vogliate bene agli uomini”. Questo Amore comprende la virtù teologale che è la più alta di tutte, cioè l’Amore di Dio. Queste poche parole sono state la mia vita.
(Diario, 5/7/79)

 
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Brasile: il gigante fragile PDF Stampa E-mail

Agorà di Avvenire 29.4.2007

Diceva de Gaulle: «Il Brasile è il Paese del futuro, ma lo resterà sempre». Il Paese che Papa Benedetto XVI troverà il 9 di maggio, quando atterrerà a San Paolo per la sua prima visita apostolica in Brasile, continua ad essere quello che da decenni è: la nazione di un futuro sempre troppo lontano. Il colosso dell'America Latina non riesce a liberarsi delle sue contraddizioni neppure sotto la guida del presidente-operaio Ignacio Lula da Silva che proprio dello sradicamento della stridente iniquità sociale e della lotta al clientelismo, alla corruzione e al corporativismo aveva fatto i suoi cavalli di battaglia elettorali.

Il presidente-operaio, ex sindacalista e cofondatore del Pt (Partido dos trabalhadores, Partito dei lavoratori) preferisce governare prudentemente, a piccoli passi, sempre attento a non urtare la suscettibilità dell'opposizione di centrodestra, a volte dando quasi la percezione di esserne ostaggio. A  cominciare dall'economia. La linea scelta da Lula fin dal 2002 non è mai sostanzialmente cambiata: tassi altissimi per contenere l'inflazione, programmi assistenziali per le fasce più umili della popolazione, spesa pubblica elevata finanziata da un carico fiscale soffocante. La forte attenzione al sociale, attraverso programmi assistenzialisti, ha garantito a Lula il consenso delle classi medio-basse soprattutto nei miseri Stati del nord-est, che infatti ne hanno determinato la rielezione nonostante gli scandali. Alle regioni più remote, dove ancora denutrizione e diarrea uccidono un bambino su dieci, Lula ha garantito assistenza alimentare e beni di primissima necessità; La «Bolsa Familia», il programma che prevede un assegno alle famiglie più povere, e il «Fame Zero», che offre assistenza a chi in Brasile ancora soffre la fame, sono il fiore all'occhiello della sua amministrazione. Per finanziare e sostenere questi programmi, Lula è riuscito - per la prima volta in modo così incisivo - a sensibilizzare e coinvolgere l'opinione pubblica sulla realtà drammatica di milioni di brasiliani.

A Lula va riconosciuto di essere stato artefice di una svolta, non solo a livello amministrativo, ma morale: quella di aver toccato i cuori di vasti strati delle classi più abbienti del Paese. La sua politica assistenzialista solleva, tuttavia, le critiche degli imprenditori e di molti economisti. Luciana de Sa, dell'Associazione degli industriali di Rio de Janeiro, spiega: «Le imprese sono soffocate dalle imposte che servono in buona misura a sostenere i progetti assistenziali del governo. E, mentre la spesa pubblica sale e gli impiegati statali aumentano, non si fa nulla per snellire una legislazione del lavoro antiquata e paralizzante che impedisce lo sviluppo e la creazione di nuovi posti di lavoro».

I numeri, in effetti, danno ragione ai critici: in Brasile, pure la decima economia del mondo, nel 2006 il Pil è cresciuto appena del 2,6%, contro l'8% della vicina Argentina. La spesa per le pensioni tocca ben l'11,7& del Pil, una percentuale da economia nordeuropea e non certo da nazione in via di sviluppo con una consistente forza lavoro giovanile. Anche nella classifica delle competitività il Paese perde colpi: è sessantaseiesimo su 125 Stati. Ma il dato che forse più impressiona è quello riguardante la corruzione. Nonostante Lula le avesse dichiarato guerra, l'Associazione degli industriali di San Paolo, in una sua recente ricerca, mostra che «il fenomeno si mangia il 23% della ricchezza nazionale». La questione morale in Brasile è un'emergenza cronica. Nel nuovo Parlamento siedono ben settantaquattro deputati e senatori che hanno problemi con la giustizia e dodici politici che nella passata legislatura erano rimasti coinvolti in gravi scandali, soprattutto quello clamoroso del mensalao (una sorta di mazzetta che esponenti di primo livello del governo pagavano puntualmente ogni mese a importanti membri dell'opposizione parlamentare pur di ottenerne l'appoggio politico). Molti protagonisti del mensalao sono stati salvati dalle tante amnistie che il sistema politico brasiliano inventa per proteggere i suoi rappresentanti. Si è parlato con insistenza della possibilità di impeachment per Lula, che «non poteva non sapere» cosa stavano combinando i suoi luogotenenti.
In un Paese normale ¬- afferma l'opinionista Diogo Mainardi – il governo sarebbe caduto, ma qui siamo abituati al fatto che tutti i politici rubano». Un anno dopo il Mani pulite brasiliano, infatti, tutto pare dimenticato. E, come dice Fernando Gabeira, parlamentare del Partito verde, «buona parte degli antichi vizi continua a imperare in Parlamento» .

Difficile, con una classe politica così screditata, aspettarsi dei cambiamenti sostanziali nell'interesse della collettività. La mancanza di regole morali prima ancora che legali e di un'etica condivisa, è, del resto, il problema principale del Brasile. Un problema anche fra la gente comune, prima ancora che fra i politici. La violenza, altra piaga che pare impossibile curare, è in parte certamente il prodotto di questo vuoto morale. Recentemente il presidente Lula ha affermato che l'uso della violenza è radicato in un «problema di sopravvivenza». Come a dire che si ruba, si rapina, si sequestra per mancanza di condizioni di vita accettabili. Ma i crimini, soprattutto nelle grandi città, sono sempre più efferati. Per questo l'affermazione del presidente ha scatenato le reazioni della stampa. «Trascinare intenzionalmente un bambino fuori da un'auto rubata appeso per i piedi alla cintura di sicurezza per tredici chilometri infliggendogli una morte raccapricciante - tuonava l'autorevole rivista Veja in un editoriale - dimostra che non ci sono più limiti morali e che la violenza non è solo un problema di contraddizioni economiche e sociali». Anche se il Brasile è uno dei Paesi socialmente più ingiusti a mondo (il 20% della popolazione più ricca guadagna mediamente trenta volte più del 20% più povero) e nelle metropoli il 25% della popolazione vive in favelas, nell'opinione pubblica si è ormai consolidata l'idea che esista alla radice della criminalità un problema di valori. La povertà e l'esclusione sociale da sola non possono spiegare dati agghiaccianti: a Rio de Janeiro ci sono oltre sessanta omicidi all'anno ogni centomila abitanti (a Roma sono due). Sul come affrontare questa realtà le analisi, però divergono. La classe media parla molto di repressione, di esercito nelle strade, di revisione di un codice penale che ha enormi buchi e permette la libertà condizionale anche ai più recidivi. ' Alcuni invocano addirittura la pena di morte. Lula, invece, punta sulla prevenzione, trovando in questo l'appoggio della Chiesa cattolica brasiliana.

Economia stabile ma senza crescita. Corruzione e violenza dilaganti. Stato sociale carissimo e inefficiente. Il Brasile di oggi deve ancora risalire la china. Al tempo stesso, però, sarebbe però ingiusto affermare che nulla si muove. Spiega Marcelo Neri, economista della fondazione Geatulio Vargas: «Il Brasile non ha risolto problemi fondamentali ma, curiosamente, emerge in alcuni campi particolarmente sofisticati». Il Paese del samba, per esempio, si sta trasformando nel più importante polo al mondo di produzione di biocombustibili. In ricerca, sviluppo e utilizzazione di combustibili alternativi come il bioetanolo, destinato a sostituire gradualmente la benzina, nessuno batte il Brasile. Si tratta di un mercato potenzialmente enorme e non sorprende infatti che il presidente americano George Bush si sia rivolto proprio a Lula per siglare, il mese scorso a San Paolo, una patto strategico per lo sviluppo di questa nuova fonte energetica.

Il sostanziale immobilismo della situazione interna viene in parte bilanciato da una politica estera attiva. Il Brasile, per acquisire maggior peso all'interno dell'Onu, ha assunto il comando della forza internazionale ad Haiti. Il governo ha perso la speranza di ottenere un seggio permanente al Consiglio di sicurezza. Ma LuLa non rinuncia a presentarsi come uno dei leader della nuova sinistra latinoamericana, assieme ai ben più radicali Hugo Chavez, leader del Venezuela, e Evo Morales, presidente della Bolivia. Lula cerca di consolidare la sua "terza via" rispetto al tradizionale izquierdismo sudamericano e ai recenti rigurgiti della sinistra più populista, radicale e pericolosamente autoritaria. Si pone come intermediario fra i governi più vicini agli Stati Uniti (la Colombia, ad esempio) e quelli più vicini a Fidel Castro, ed evita abilmente quei toni avvelenati contro Bush ormai di moda in tutto il continente. Il gigante sudamericano almeno a livello regionale gonfia così il petto. Dentro, però, è sempre terribilmente fragile. E i brasiliani lo sanno. Come ha scritto il columnist del International Herald Tribune Roger Coben: «I tropici sono tranquilizzanti. Il sole splende, le note della bossa nova seducono e i drammi di sempre, ancora una volta, finiscono per essere dimenticati».


I CATTOLICI TRA LA LOTTA ALLE DISPARITA’ E L’ASSEDIO SELLE SETTE
La visita che Papa Benedetto XVI compirà in Brasile dal 9 al 13 maggio prossimo, ha per la Chiesa e i cattolici brasiliani un'importanza fondamentale e rinnovata perché il Paese sempre più incarna i bisogni e le contraddizioni dell'intero continente. Il Papa inaugurerà, nel santuario di Aparecida, la V Conferenza generale del Celam (la Conferenza episcopale dell'America Latina e del Caraibi) e proclamerà a San Paolo, l'11 di maggio, il primo santo nato in terra brasiliana, il francescano Antonio de Sant'Ana Galvao. Due eventi eccezionali che, assieme alla recente nomina del cardinale Claudio Hummes (ex arcivescovo di San Paolo) alla guida della congregazione per il Clero, segnano un momento di concreta ripresa della Chiesa brasiliana.

GLI ultimi anni sono stati segnati dall'avanzata delle nuove Chiese e sette evangeliche e pentecostali. Attivissime soprattutto nelle favelas, gli evangelici seducono con le loro celebrazioni di massa, veri e propri show religiosi nei quali si invocano e si testimoniano presunti miracoli per la soluzione di problemi assai pratici ed individuali. Non di rado, fuori dalle porte delle chiese evangeliche, cartelli pubblicitari veri e propri invitano i fedeli a prender parte al culto come fossero clienti di una sorta di business dello spirito. A Rio de Janeiro, proprio in un centro commerciale di Copacabana, c'è una chiesa evangelica che sembra l'ingresso di un teatro: «Tuo figlio si è messo nei guai? Tuo marito ti ha lasciata? Soffri per una malattia? Unisciti a noi e trova la salvezza». Cesar Romero Jacob, dell'Istituto brasiliano di geografia e statistica, spiega: «Mentre la fede cattolica mette l'accento sui bisogni del prossimo, il pentecostalismo dà enfasi ai bisogni del singolo credente e della sua famiglia». Oggi gli evangelici sono il 15% dei brasiliani.
Nelle metropoli come San Paolo e Rio de Janeiro apre i battenti una nuova Chiesa ogni settimana. E questo nonostante la credibilità dei pastori sia sempre più compromessa: con le offerte (obbligatorie) dei fedeli, gli evangelici, ad esempio, hanno costruito enormi luoghi di culto e imperi televisivi, editoriali e radiofonici, ma hanno anche accumulato ricchezze personali sospette se non chiaramente illegali. L’ultimo caso ha riguardato, lo scorso gennaio, i due leader della Chiesa Renascer, Estevam Hernandes e la moglie Sonia, arrestati a Miami per contrabbando di denaro.

Ma il Brasile rimane il maggiore Paese cattolico del mondo, con circa 125 milioni di fedeli. Da terra di missione si sta ormai consolidando in una comunità matura. La voce della Chiesa risuona con autorità e vigore. Con un atteggiamento di equidistanza tra il governo del presidente Lula e l'opposizione, i prelati brasiliani hanno spesso richiamato i politici ad affrontare le grandi sfide sociali del Brasile: no alla corruzione, no ai continui aumenti di stipendio dei parlamentari, basta a un controllo demografico fondato sull'aborto de facto o sulla contraccezione di massa invece che sull'educazione alla maternità e paternità responsabili. Ma, soprattutto, alla Chiesa brasiliana, sta a cuore il grande problema della distribuzione della ricchezza. Affievolita l'ondata della teologia della liberazione, la Chiesa cattolica chiede più giustizia sociale attraverso politiche economiche orientate a creare, prima di tutto, nuovi posti di lavoro. Gherardo Milanesi

 

 

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