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Movimento per un Mondo Migliore

 
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Pensieri di p. Lombardi:
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Essere totalmente conquistato da Dio
Vissi per l’intero periodo della formazione, dodici anni concentrati in Dio, per così dire; anzi, ho il coraggio di dirlo, ancor più, concentrati solo in Dio. Egli mi appariva come un gigante, dal quale volevo essere totalmente conquistato! Posso dire che ho quasi dimenticato tutte le altre mie esperienze di quei due primi anni. Vivevo in una tale concentrazione, in un tal desiderio di esser "preso" da Dio, di conoscerlo, di interiorizzarmi nella sua vita, che tutto ciò che mi circondava quasi scompariva. Non ricordo quasi neppure il nome dei miei confratelli; non ricordo nulla della casa nella quale vissi così intensamente. Lo stesso si verificò negli anni seguenti, da studente.
(dalla terza delle “Undici Conferenze sul Gruppo”)
 
Fedeltà senza resistenza
Sto facendo la meditazione e chiedo insistentemente a Gesù se gli ho negato qualcosa… Mi dà conforto vedere come, senza resistenza, Gesù mi abbia potuto cambiare continuamente la vita per il suo piano: come dieci anni fa passai insensibilmente da scrittore a oratore, così ora con la stessa continuità passo da oratore a formatore di uomini apostolici per Gesù. Interiormente la rinunzia ai grandi discorsi è interamente fatta checché sia di ciò che Gesù vorrà poi; anche scrittore ci sono rimasto, nel periodo della oratoria, e può darsi che resti oratore nel nuovo periodo… ma certo in modo nuovo e con la prevalenza del nuovo compito. Che io sia fedelissimo a Gesù, senza mai traccia di resistenza.
(Diario, 5/3/54)

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Fedeltà alla volontà di Dio
Violentemente mi ha occupato tutto il giorno il pensiero che forse ora Gesù mi vuole proprio qui stabilmente, prendendo questa casa come casa mia: farne la centrale promotrice della nuova controriforma. Rinunziando in gran parte a ogni altra mia attività. Gesù, non voglio altro che eseguire ciò che volete voi due [Gesù e Maria]: fate luce chiara e noi eseguiremo. Per voi lasciai la vita di scrittore divenendo oratore, e forse ora devo chiudermi qui. Tutto ciò che volete voi, e solo quello, a ogni costo.
(Diario, 18/7/54)

Offerta totale alla volontà di Dio
ImageIl pensiero dominante è l’offerta totale a Gesù e Maria, se per la Chiesa mi vogliono chiuso qui. Ho sentito anche tanto la bellezza di dare fervore ai sacerdoti…, spargendo nella Chiesa i promotori di un rinnovamento generale. Per parte mia, salvo il futuro giudizio dei superiori, arrivo a questa riforma fondamentale degli esercizi: cambiar vita e venire qui come animatore della casa di formazione degli apostoli…. E forse una grande data nella mia povera vita: devo intonare tutta la mia giornata al nuovo ritmo: preghiera, redini strette a ogni irascibilità ecc… evitare ogni grettezza con la Scuola Apostolica e in faccende di amministrazione ecc.
(Diario, 19/7/54)


Totalmente circondato dalla volontà di Dio
In realtà bisogna: 1) evitare noi ogni peccato; 2) dolersi dei peccati degli altri, che certamente Dio non li vuole: né interni né esterni; 3) reagire, in quanto Dio vuole anche questo; 4) ma restare perfettamente calmi, nella certezza che ciò che mi accade è sempre voluto da Dio: è proprio Dio a volere per me quell’ordine, quella visita, quel ritardo, quella noia, quella umiliazione, quella interruzione, ecc. Se vedo di dover correggere altri, si faccia; ma in cuor mio restare quieto che – tranne il peccato formalmente considerato come tale – ciò che è accaduto è proprio ciò che il Signore voleva. Mamma, aiutami ad avere più pace con questi pensieri. Devo sentirmi totalmente circondato dalla volontà di Dio, in ciò che di fatto accade. L’unico punto è badare a far io quanto devo, sia da parte mia, sia esigendo da altri quanto mi pare di dovere esigere innanzi a Dio.
(Diario, 13/11/54)

Penso solo alla Chiesa
Non dò assolutamente nessun peso a ciò che può essere il mio amor proprio o altro aspetto mio: penso solo alla Chiesa, a Gesù, per decidere ciò che pare convenire di più.
(Diario, 1/62)
 
Com’è bello il tuo cammino
Gesù, come è bello il cammino che hai fissato per me, senza nessun passo nella linea dell’autorità. Se no, forse perdevo tanta possibilità per predicare il bene generale della Chiesa al di sopra di ogni ambizione, interesse ecc.; arrivare fino alla fine così, un povero prete.
(Diario, 4/62)
 
Docilità
Trattandosi del rapporto con Dio, evidentemente l’amicizia con lui deve avere da nostra parte una delicatissima nota che tutta pervade: la docilità, quanto più tanto meglio. Gesù è disceso dal cielo per compiere la volontà di colui che lo ha mandato, e adesso chi ama lui deve compiere la sua volontà.
(Manuale Fondamentale, p. 282)

Fiducia
Le difficoltà sono molte e continue, ma io affido tutto a voi e mi considero un piccolo segretario, anzi un velo attraverso cui Gesù fa ciò che vuole lui… E’ tutto vostro, è tutto per voi, ciò che accade qui.
(Diario, 1/11/54)

Fiducia cieca in Dio
Nella mia vita sono ormai anni e anni che faccio sempre i passi nel buio, fidando in Gesù, quando sono certo che è Lui che vuole, e sempre sono riuscito: non sapevo bene le lingue quando andavo all’estero, non avevo vie e predicavo, non chiedevo soldi e sempre avevo il necessario… Gesù non ci farà mancare il pane, anzi, la casetta la vorrei più grande di com’era l’altra già fissata.
(Diario, 30/12/54)

Resti Lui solo ad amare e agire in noi
Sarebbe concetto incompleto, far coincidere la vita spirituale con la sola pietà. Al contrario, il modello di un agire perfettamente penetrato d’interiorità – intesa come cibarsi continuo della volontà di Dio – lo ha fornito lo stesso Gesù. Si può definire la vita spirituale in una sola parola. Lo ha detto lui: Io sono la vita. E’ lui, che viene a possederci e ad assorbirci da dentro. Occorre assoggettarsi personalmente a lui che manifesta il suo volere nelle forme illustrate dalla teologia spirituale; pian piano renderlo talmente padrone di noi, che resti lui solo ad amare e ad agire dentro di noi come lui vuole: “Per me vivere è Cristo”.
(Manuale Fondamentale, p. 282)

Fedeltà alla volontà di Dio
Ho in cuore una soave nostalgia di distacco: Gesù, se Tu volessi, lascerei tutto senza amarezza, con un bell’atto di amore per i fratelli, e verrei con Te solo nella contemplazione. Ma credo che Tu non vorrai... Aiutami a essere fedele e a edificare con l’ubbidienza giacché pare che ho scandalizzato con l’imprudenza.
(Diario, 1/62)

 
Non sfuggire un istante al vostro possesso
Maria Santissima, io predico in tutti i toni la riforma della Chiesa, e dico di presentare un messaggio del Papa. In realtà fino ad oggi sono io che… trascino la Chiesa. Maria, che non sia una follia, e soprattutto che non danneggi nessun’anima. A me pare di stare ininterrottamente sotto l’influsso e la guida di Maria e di Gesù. Fate che io vi serva sempre, come un bambino, uno schiavo, un servitorello, un nulla. Vi chiedo solo la grazia di non sfuggire mai un istante al vostro possesso e alla vostra guida totale.
(Diario, 11/10/53)

Ciò che Voi volete

Mi pare proprio che la mia persona è completamente subordinata a te. L’amor proprio forse preferirebbe fare l’oratore, ma ciò non ha più nessuna voce. Unicamente voglio sapere ciò che tu vuoi. Maria, se Gesù mi vuole formatore di sacerdoti, animatore di riformatori anziché predicatore, io sono felice e accetto fin d’ora: che si faccia solo che voi volete.
(Diario, 24/12/53)

Fedeltà verso tutti i desideri di Dio
Posso dire di aver raggiunto lo stato di fedeltà?… Non oserei affermare di essere arrivato alla fedeltà oggettiva, verso tutti i desideri di Dio su di me. Le deficienze di fronte a quell’ideale sono sempre innumerevoli. “Anche se non sono consapevole di colpa alcuna, non per questo sono giustificato; il mio giudice è il Signore!” (1Cor 4,4). Così esclamava Paolo, vaso di elezione… Feci per molto tempo l’esame particolare su questo: se in ogni momento avevo o no l’impressione sincera di aver compiuto il possibile per contentare Dio in ogni suo desiderio. La coscienza si veniva formando così sempre di più: sensibile e sicura, quanto normalmente può esserlo al medesimo tempo. Grazie a Dio, era semplice, pur apparendomi notevolmente delicato… Anno per anno mi pare che la settimana di esercizi spirituali abbia raggiunto chiarezza nello spirito. Tappe nettissime. Ne conservo tutte le conclusioni scritte: esame continuato di coscienza, insieme programma concreto di vita nella ricerca della fedeltà, elaborato a tappe con l’aiuto della infinita misericordia di Dio.
(Manuale Fondamentale, p. 205)

Voto di fare il meglio possibile
Nell’ultimo anno di formazione, ebbi una gran luce. Mentre recitavo il breviario di santa Teresa d’Avila, il 15 ottobre 1937, mi colpì il voto emesso da lei di compiere sempre il meglio che avrebbe visto concretamente possibile, momento per momento. Mi parve che di fatto quello era lo stato di vita, che almeno in teoria mi sforzavo di attuare già da molto. Ed era così bello, così semplice, quasi mi pareva assurdo pensare di essere altrimenti. Quando quel giorno uscii al passeggio con un compagno – lo ricordo bene – mi sentivo estremamente libero e felice: completamente libero con la mia coscienza segreta, senza altre norme, perché quella era completamente e solamente legata a Dio. Mi pareva di ballare per le strade, tanto ero libero… Quel voto l’ho ancora. Lo rinnovo negli esercizi spirituali. Lo osservo? Spero proprio.
(Manuale Fondamentale, pp. 205-206)

Superare la prudenza normale
Vado pensando alla prossima udienza [col Papa]. Chiedo consiglio a P. Rotondi… mi dice: “Io penso che a lei è impossibile dare un consiglio, perché lei ha criteri e certezze che superano la prudenza normale. Io per me andrei dal Papa a offrirgli tutto ciò che siamo e abbiamo, chiedendogli che ci dica cosa vuole da noi, e poi ci lasci lavorare benedetti. Ma capisco che lei [ndr Lombardi] non può parlare così: lei ha delle certezze per cui, se il Papa per esempio le dicesse che va tanto bene l’Opera coi Gesuiti, lei continuerebbe a pensare che ciò deve poi cambiare. Per lei dobbiamo tutti pregare, che Dio la assista, ma lei deve seguire la sua ispirazione e la sua linea come ha fatto finora. Ho molto pensato su tale risposta di Rotondi, che non pone in dubbio la mia ubbidienza al Papa, ma riconosce che io credo di avere certezze che mi vengono ancora da più su, e trovo che P. Rotondi ha ragione.
(Diario, 25/11/66)

Nessuna evasione
I progetti di Dio sono tremendi e non permettono evasioni a chi si è abbandonato totalmente in Gesù.
(Diario, 19/4/65)

Devo aprirmi a un nuovo passo
Per rispondere al piano di Dio, non devo chiudermi in me stesso, ma aprirmi ad un nuovo passo: “sulla mia morte deve trionfare la Sua vita”, come semplice condizione perché Gesù possa vivere ed agire liberamente in me, come Signore assoluto.
(Esercizi Spirituali, Varese, 11–18/8/53)

Immerso nel Piano di Dio – come in un fiume
Alcuni insinuano delicatamente che io dovrei essere più forte… più attivo nel prevedere e dirigere certi eventi. Io però sento qualcosa che molte volte me lo impedisce: io sono come in un grande fiume, il piano di Dio, e tutto mi sembra che mi porti avanti così, senza quasi possibilità di scelte mie attive: Dio agisce intorno a me in un certo modo che mi sembra vietare altre iniziative. Io lascio moltissime volte che le circostanze maturino le cose, più che guidarli io, e vedo in ciò la volontà di Dio.
(Diario, 22/9/64)

Tutto per amore: Testamento di P. Lombardi

La Chiesa è un culto degli uomini per amore di Dio. L’Amore è l’incontro con Dio. Valorizzare, per amore dell’uomo, tutte le forze spirituali. La più grande miniera e riserva per trasformare l’Amore di Dio in amore degli uomini, è riflettere sulla virtù teologale dell’amore dei fratelli. Il Cristianesimo trasforma in virtù teologali le principali virtù umane. La fondamentale che è la carità diventa direttamente “Amore di Dio”. Ogni amore per gli uomini diventa amore di Dio. La conseguenza di questo Amore teologale è “trattare bene tutti”. E trattando bene gli uomini trattiamo bene Dio. Sembra impossibile fare del bene a Dio, però quando lo facciamo agli uomini, lo facciamo a Dio. “Vogliate bene agli uomini”. Questo Amore comprende la virtù teologale che è la più alta di tutte, cioè l’Amore di Dio. Queste poche parole sono state la mia vita.
(Diario, 5/7/79)

 
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INNO ALLA VITA di Juergen Moltmann, da Avvenire, 29 aprile 2007

Che cosa avrà mai da dire sull'amore e su una vita da vivere in pienezza un teologo? Non dovrebbe, il teologo, assumere atteggiamento distaccato da questo mondo e dalle sue gioie, per dedicarsi interamente alla ricerca di Dio? Come potrebbe amare La vita e vivere l'amore, quando dovrebbe essere totalmente preso dall'amore per Dio? E se quel teologo fosse poi un prete, non ci attenderemmo da Lui più una saggezza pastorale che conoscenze nell'arte di amare? lo comunque sono un teologo evangelico, da cinquant'anni felicemente sposato, con quattro figli e cinque nipoti. Sono arrivato alla fede in Dio ed allo studio della teologia dopo aver attraversato le esperienze di morte della guerra e le depressioni dei campi di concentramento, quando iniziai ad amare di nuovo la vita. Quando, nella notte profonda di morte, confidai in Dio, io mi sentii rivivere. Quando mi risollevai da quella tenebrosa tristezza e ricominciai a vedere i colori, ad ascoltare le melodie ed a percepire nuovamente la vita, a fiutarla, a gustarla, io trovai anche Dio. Per me l'amore per Dio e l'amore per la vita sono due facce della stessa esperienza. Ed è proprio questa la tesi che ora vorrei motivare in chiave teologica e filosofica, partendo dalle esperienze che noi della vita facciamo.
La mia vuol essere anche una critica a quelle dissociazioni che si sono venute via via affermando a partire da Agostino e che ci sono ormai così familiari: tra amar e caritas, tra eros e agape, tra vitalità e spiritualità, tra amore carnale e amore spirituale, in breve: tra al di qua e aldilà. Quel Dio di cui intendo parlare per me è la forza dell'al di qua, non un punto di fuga nell'aldilà. Nel Dio creatore noi non rileviamo alcuna traccia di negazione della vita ma soltanto un'affermazione, la più intensa, della vita stessa. Dio è presente nel cuore della vita e noi ne avvertiamo la sua vicinanza con tutti i nostri sensi. Noi sentiamo Dio quando sentiamo la vita, e quando amiamo davvero la vita su questa terra amiamo Dio stesso.

Stando alle esperienze di Dio narrateci nella Bibbia, la benedizione divina intensifica ancor più lo slancio vitale, non attenua il piacere di vivere. Chi sperimenta la vicinanza dell'Eterno impara ad amare di più questa vita limitata e mortale, non a disprezzarla. Lo Spirito, nel quale Dio si rende presente, è la forza vitale delle sue creature, lo spazio in cui esse si possono sviluppare in tutte le dimensioni. E nello Spirito di Cristo si fa esperienza della forza vitale della risurrezione, di un amore che è più forte della morte e di una vita che la morte sconfigge. Nella benedizione di Dio e nella forza della risurrezione di Cristo La nostra vita, tanto limitata, fragile, malata e mortale, conosce una vitalità senza fine, una realtà degna di essere amata senza limiti

E’ difficile definire la Vita umana, se per vita dell'uomo non intendiamo soltanto il funzionamento dei suoi organi, il bios dunque, ma anche il carattere specificamente umano del vivere, La zoe. Ogni definizione, proprio perché tale, circoscrive l'uno ed emargina l'altro: Come circoscrivere la vita umana senza emarginare interi ambiti vitali? Proviamoci.

La vita umana non dev'essere soltanto generata e messa al mondo, ma anche accettata, affermata, amata dai genitori e dai nostri simili. Una vita generata può svilupparsi nella
sua umanità soltanto nelle sfere sociali dell'accoglienza, dell'affermazione e dell'amore. Facile la contro prova: i bambini non accettati, non affermati, non amati intristiscono, si ammalano, muoiono presto o non sviluppano mai correttamente il loro potenziale vitale.
Vita umana non è semplicemente quella vissuta per se stessi e alla giornata. Umanamente si è vivi nella misura in cui si è interessati alla vita e si partecipa all'altrui vita, la si accetta ed afferma, ci si apre ad essa disponibili a sperimentarla con tutti i propri sensi. E più ameremo la vita senza riserve, appassionatamente, usciremo da noi stessi e ci esporremo alle esperienze che la vita ci offre, più saremo anche capaci di provare felicità, ma più

Chi esperimenta la vicinanza impara ad amare di più questa vita limitata e mortale, non a disprezzarla. Lo Spirito, nel quale Dio si rende presente, è la forza vitale delle sue creature, lo spazio in cui esse si possono sviluppare. Nella benedizione di Dio e nella forza della risurrezione di Cristo, la nostra vita tanto limitata, fragile, malata e mortale, conosce una vitalità senza fine

intensamente proveremo anche i dolori del vivere, le delusioni, le preoccupazioni, le afflizioni, la morte. L'uno non è mai disgiunto daLL'altro: più vitale è la gioia di vivere, più letale sarà anche la pena del morire. E il paradosso insolubile della vita umana: amare di più comporta fare esperienze più intense di entrambi: del gioire e del patire, del vivere e del morire. Controprova. Quando non si ama più, neanche se stessi, non ci si lascia coinvolgere in nulla, e tutto si appiattisce, si rimane indifferenti anche alla vita ed alla morte. Non si provano più dolori, preoccupazioni, afflizioni, certo, ma nemmeno si vive, irrigiditi dentro un corpo che pur continua a vivere. Quando la speranza di vivere subisce continue delusioni, alla fine si rivolta contro il deluso e lo scarnifica. Quando si perde ogni prospettiva di lavoro, di amore, di una vita che valga la pena di  essere vissuta, ci si dispera,' si prova un moto di odiò per se stessi e per tutti. Quando muore la speranza di vivere, s'incomincia ad uccidere. La disperazione e la violenza brutale che si mette in atto contro i più deboli, perfino contro se stessi, non sono che le due facce della stessa esperienza di vita non amata. La gioia di vivere si rovescia nella autodistruzione che Sigmund Freud chiamava pulsione di morte. Ma questa disperazione non si legge soltanto sul volto deformato del violento. La vita non amata si mostra anche nel silenzio, nella mancanza di un senso del vivere. Bonjour tristesse! Ciò che della vita ancor rimane, allora, è quel disgusto che troviamo nei ricchi e belli di questo mondo. Taedium vitae: una vita vuota, priva di senso, capace soltanto d'intrattenersi in qualche modo con se stessa. «Voglio divertirmi», dicono, ma in realtà intendendo trastullarsi prima di morire, perché la vita è diventata per loro insipida, non offre più stimoli. E la "società del divertimento" che si sta affermando negli strati sociali più agiati della nostra società. La vita ha perso ormai ogni suo senso e quindi si sente il bisogno continuo di intrattenimento. E così la vita si rende ancor più vuota, da trascorrere nelle noiose conversazioni di una sala d'aspetto. Ma questa vita meravigliosa può davvero scorrere come una conversazione senza senso in una sala d'aspetto?

La situazione peggiore, comunque, è quella che si détermina in chi vorrebbe vivere ma non può, perché non ne ha le possibilità. Ciò che unicamente conta nelle società moderne è la prestazione, il successo. Chi è in grado di dare ciò che da lui ci si aspetta conta qualcosa, vale, e chi non ne è capace non conta nulla, è considerato un "fallito" (Looser). E la pressione sociale in tal senso oggi è così forte che porta l’individuo ad identificarsi con la sua prestazione: io sono ciò che sono capace di fare, e proprio perché faccio qualcosa mi posso permettere qualcosa, ad esempio viaggiare in Alfa Romeo o in Mercedes, perché tutti vedano chi sono. E praticamente impossibile sfuggire alla pressione che ci porta a condividere il sistema di valori della società in cui viviamo. E così chi non ha un lavoro è convinto di non contare più nulla e che la sua vita non meriti più di essere vissuta. Come uscire da queste autocommiserazioni?

Il primo passo da fare è quello di aprire gli occhi sulla realtà di fatto. Il secondo è rompere il silenzio e parlarne. A Berlino si è costituita un'interessante associazione di disoccupati, il «Club dei perdenti», tutti individui che si danno una mano per rimettersi in carreggiata. L’ultimo passo è quello di ritrovare fiducia in se stessi e vincere le paure di un nuovo fallimento. E la volontà di sfruttare le possibilità che la vita ci offre, ovunque siano. E non necessariamente deve trattarsi di un'attività lavorativa, perché c'è vita anche oltre il lavoro.  Ma nelle esperienze negative della vita è possibile fare anche esperienze di Dio di segno positivo. Tutto il cristianesimo non è altro che una testimonianza di esperienze della vicinanza di Dio fra le tenebre della morte, di esperienze della grazia in mezzo alle oppressione della colpa, di esperienze di rigenerazione alla speranza in mezzo alla 'disperazione, di esperienze di consolazione fra le tante preoccupazioni, di esperienze di grandi accoglienze in un mondo che ogni giorno nega la vita, e infine di esperienze di sentirsi amati fin dall’eternità pur in una vita che non si sente amata né rispettata.

La vita umana vive quando si sa affermata, riconosciuta, amata, e muore quando si sente negata, umiliata, resa insignificante. La donna forte del film Il mondo di Antonia dice: «Bisogna viverlo». Una vita non vissuta è quanto di più orribile ci possa  accadere. È vita morta. E si tratta di esperienze negative che a tutti capitano. Ciò che importa è non subirle, ma elaborarle, per affrontare con rinnovato coraggio questa vita che nonostante le sofferenze che l’accompagnano merita di essere accettata ed amata. Ciò che rende umano il vivere dell’uomo è appunto questo interesse per la vita che noi chiamiamo «amore».

Concludiamo con uno sguardo alla vita eterna. Ciò che nella tradizione cristiana s'intende per "vita eterna" non è una vita "dopo la morte" ma una vita contro la morte. E una vita talmente possente che è in grado di vincere  - l’apostolo Paolo dice «annientare»  - la stessa morte. Una "vita dopo la morte" può coesistere con la morte e con questa nostra vita mortale. Ma una vita eterna, scaturita dalla risurrezione dei morti, rende questa nostra vita mortale immortale e questo mondo transeunte imperituro, e bandisce la morte dal creato. Nella speranza personale della risurrezione dei morti e della vita eterna, come si confessa nel Credo apostolico; rientra pure aspettativa cosmica della «vita del mondo futuro» (Credo niceno). Entrambe si trovano riassunte nell’ultima, grandiosa visione biblica delll’Apocalisse (21, 4-5):

Dio tergerà ogni Lacrima dai Loro occhi;
non ci sarà più La morte,
né lutto, né lamento, né affanno,
perché Le cose di prima sono passate.
E Colui che sedeva sul trono disse:
<<Ecco, io faccio nuove,tutte Le cose».
Ma creature finite e morali riescono a concepire una vita nuova, eterna, soltanto se sono in Dio e Dio è in loro, soltanto dunque se la sorgente eterna della vita e l’Essere eterno, l’Essere che si autoconferma, è in mezzo a loro, dove le differenze che pur esistono tra la sorgente della vita e le forze della vita, come tra l’Essere eterno e l’essere temporale, scompaiono e l’uno si mostra nell’altro. Ed allora tutte le creature partecipano dell’eternità del loro Creatore, ogni vivente partecipa della vita divina, ogni esistente sussiste nella forza dell’Essere eterno. E quella che noi chiamiamo eternità relativa, o partecipata. Ed è anche la grandiosa visione che di Dio la Bibbia delinea:

Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
Egli dimorerà tra di Loro
Ed essi saranno suo popolo

All’interno di questa inabitazione cosmica di Dio nel suo creato tutto ora diventa "nuovo". Nella nuova creazione tutte le Creature partecipano, in massima spontaneità e pienezza, alla vitalità eterna di Dio. La pienezza della vita ora abita in mezzo ad esse. È questa la gioia infinita che Dio prova, o, secondo un'antica visione, è questo «il regno della gloria». E qui che si vivono tutti gli istanti di vita pienamente vissuta. E gli sguardi che in quella vita s'incrociano sono come i primi raggi dell’aurora del giorno di Dio che viene, per rimanere per sempre.

E la vita del nostro qui ed ora non varrebbe dunque la pena di essere infinitamente amata, di essere vissuta senza condizioni né riserve?!
 

 

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