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Pensieri di p. Lombardi: |
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Il concetto di «democrazia economica» o, secondo altri, di «economia
civile» - i due termini, usati normalmente come sinonimi, indicano
rispettivamente l'obiettivo perseguito (la democratizzazione dei
processi economici) e l'attore che lo deve perseguire (la società
civile) - ha acquisito, in questi ultimi decenni, sempre maggiore
plausibilità. È infatti cresciuta (e va costantemente crescendo) la
percezione che la democrazia - quella sostanziale (e non dunque
soltanto formale) - ha bisogno, per conservarsi e per consolidarsi, di
estendere il proprio campo di azione in tutti gli ambiti della vita
associata.
Il concetto di «democrazia economica» o, secondo altri, di «economia civile» - i due termini, usati normalmente come sinonimi, indicano rispettivamente l'obiettivo perseguito (la democratizzazione dei processi economici) e l'attore che lo deve perseguire (la società civile) - ha acquisito, in questi ultimi decenni, sempre maggiore plausibilità. È infatti cresciuta (e va costantemente crescendo) la percezione che la democrazia - quella sostanziale (e non dunque soltanto formale) - ha bisogno, per conservarsi e per consolidarsi, di estendere il proprio campo di azione in tutti gli ambiti della vita associata. Le norme potere assunto dall'economia (e parallelamente dall'informazione spesso piegata al suo servizio) nel quadro della vita sociale impone con urgenza la necessità di una sua gestione più partecipata, se si vuole evitare il rischio della caduta in forme nuove (meno apparentemente rigide ma non per questo meno pericolose) di autoritarismo. La democrazia del futuro infatti (e ciò vale in parte anche per l'oggi) «o sarà democrazia economica (e noi aggiungiamo: e dell'informazione) o non sarà».
Il presupposto antropologico
L’esigenza che affiora, in termini sempre più pressanti, è dunque costituita dalla necessità di superare la dialettica tra mercato e Stato mediante la restituzione alla società civile del ruolo di attore principale dei processi sociali, non esclusi quelli di natura economica. La possibilità che questo si verifichi è anzitutto legata all'adozione di un nuovo modello antropologico. Alla radice delle alternative del passato solo mercato o solo Stato - che hanno dato vita rispettivamente al sistema capitalista e a quello del socialismo reale, sussistono infatti due opposte visioni dell'uomo, entrambe unilaterali e riduttive, che vanno come tali superate. Da un lato, a farla da padrone è !'individualismo metodologico, che riduce l'uomo a un essere chiuso su se stesso, dunque privo di ogni apertura relazionale; dall'altro, ad avere il predominio è la società, intesa come un sistema organico, che finisce per prevaricare sul singolo individuo, riducendolo a semplice numero e strumentalizzandolo per fini collettivi.
La fuoriuscita da questa situazione è dunque legata al ricupero di una concezione dell'uomo, che eviti i limiti segnalati, conciliando, in modo fecondo, dimensione individuale e dimensione sociale; una concezione che sia in grado di intrecciare positivamente diritti soggettivi e diritti sociali in una prospettiva unitaria e insieme differenziata, capace di fare seriamente i conti con le esigenze di ciascuno e di tutti. Queste istanze trovano oggi una risposta positiva nel ricorso all'idea di «persona» in quanto soggetto individuale C come tale unico ed irripetibile) e soggetto relazionale, perciò essere che si comprende e si realizza sempre soltanto entro un tessuto di relazioni. Il riconoscimento che la «socialità» non è qualcosa di accidentale nella definizione dell'uomo - qualcosa che si aggiunge dall'esterno ad una realtà in sé già perfettamente compiuta - ma è, invece, un elemento strutturale della sua stessa definizione, ha Ce non può che avere) conseguenze immediate C e di grande portata) per la conduzione della vita collettiva. La società acquisisce, in questo modo, una posizione centrale, divenendo il principio regolatore delle forme di socializzazione, che si sviluppano nei vari ambiti della convivenza umana.
La gestione e il controllo dei processi economici
La restituzione di centralità alla società civile ha riflessi immediati anche in campo economico. Ad essa è assegnato il ruolo di arbitro ultimo degli indirizzi da fornire ai processi produttivi, sia pure in un continuo confronto con le ragioni del mercato e con un'attenzione particolare al contributo essenziale dello Stato. Lasciato a se stesso il mercato finisce infatti per implodere: l'assenza di regole determina, inevitabilmente, l'emergere di tendenze monopolistiche, che impediscono l'accesso ad esso della maggior parte dei cittadini. D'altronde, l'accentramento dell'economia nelle mani dello Stato, oltre ad avere effetti devastanti per il sistema economico - come ci insegna il fallimento delle economie pianificate dei Paesi dell'Est europeo - non può che sfociare in regimi autoritari che costituiscono una seria minaccia per la libertà degli individui.
La società civile rappresenta perciò un importante calmiere tanto nei confronti del mercato che dello Stato. Nel primo caso questo avviene sia mediante il superamento della logica individualistica propria della concezione classica dell'economia -!'individualismo metodologico è oggi sconfessato dal farsi strada della teoria relazionale che ha acquisito sempre maggiore autorevolezza - sia attraverso l'accettazione della sfida del mercato nell'ambito di una dialettica positiva tra soggetti che vivono in una rete di rapporti dai quali non è possibile prescindere. Nel secondo caso - quello dello Stato - l'azione di contenimento della società civile si realizza dando corretta applicazione al principio di sussidiarietà, senza venir meno per questo al riconoscimento del ruolo insostituibile (e non puramente residuale) che allo Stato spetta nella conduzione della vita collettiva. Se infatti la società ha bisogno del mercato per poter dare concreto sviluppo all'attività economica, essa ha parimenti bisogno dello Stato per imporre al mercato regole inderogabili (e farle rispettare) e per stimolare (anche con opportuni incentivi: si pensi soltanto al sistema del credito) l'attività produttiva verso obiettivi di interesse generale, nonché per supplire in nome del principio di solidarietà, alle carenze del sistema, tutelando, mediante l'offerta di appositi servizi - è questa la ragione dello «Stato sociale» - i diritti fondamentali di tutti i cittadini.
Affermare che la società civile ha un compito essenziale nella gestione e nel controllo del sistema economico non significa allora negare il ruolo degli altri attori - mercato e Stato - che devono essere necessariamente coinvolti; significa soltanto che l'asse attorno al quale tali attori devono ruotare - asse che fissa anche il limite della loro azione - è la concreta comunità degli uomini, al cui servizio tanto l'economia quanto la politica devono porsi.
Alcune piste operative
La democratizzazione dei processi economici mediante il coinvolgimento della società civile non può tuttavia avvenire senza che si dia vita a nuove modalità di esercizio dell'attività economica. Le piste percorribili (e da percorrere) sono, in proposito, molte (e complementari): dal potenziamento del cosiddetto «terzo settore», che include volontariato, cooperazione e privato sociale (sia profit che no profit), all'azionariato popolare e alle pubblic company, fino allo sviluppo di un'economia più territorializzata, cioè più capace di fare concretamente i conti con le risorse umane e ambientali del territorio. .Ciò che accomuna queste diverse esperienze è la promozione di attivitàche valorizzano le attitudini delle singole persone; che favoriscono processi di partecipazione allargata, tanto nel momento decisionale che in quello della distribuzione degli utili; che si propongono obiettivi non puramente quantitativi ma anche qualitativi con un'attenzione privilegiata ai bisogni immateriali; che sanno, da ultimo, assumere le potenzialità culturali e naturali presenti in loco, creando le condizioni ottimali per una crescita umana globale.
La possibilità che queste esperienze decollino positivamente, acquisendo un importante valore simbolico e offrendo stimoli preziosi al rinnovamento dell'intero sistema economico - dunque anche alla macroeconomia, oggi guidata da altri criteri e soggetta ad altre logiche - è legata alla capacità di rispettare le dinamiche proprie dell'economia, di fare spazio, in altri termini, al criterio dell' efficienza produttiva, uscendo dalla tentazione del parassitismo, che genera dipendenza clientelare e rende assolutamente non credibile la propria azione. Il corretto funzionamento dell'attività produttiva è condizione indispensabile per dare autorevolezza a un sistema economico alternativo, che si proponga di democratizzare l'economia, concorrendo in tal modo a rendere più democratica la vita dell'intera società.
Giannino Piana
Rocca 05 1 marzo 2007, 44-46
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