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ALBERO (o QUADRO) DELLE DECISIONI. È il grafico delle possibili strategie, vale a dire alternative o processi di azione (metodologie) che si possono scegliere per superare gli ostacoli e raggiungere gli obiettivi desiderati. Partendo da un tronco comune le alternative si vanno ramificando nelle varie possibili decisioni.
APPROCCIO (o APPROSSIMAZIONE) AL PROBLEMA. Si parla di primo approccio al problema quando si sta cercando di individuare il problema così come appare nella sua prima definizione, punto di partenza per il processo che porta all’analisi della situazione e alla Diagnosi. È la prima ipotesi del problema, che scaturisce dai segni o sintomi di insoddisfazione scoperti a livello parrocchiale o diocesano.
ASSEMBLEA DIOCESANA. È l’espressione del popolo di Dio che, attraverso rappresentanti delle Commissioni Pastorali Diocesane, dei movimenti o gruppi apostolici e delle parrocchie o dei vicariati foranei, discerne circa l’approvazione del Piano pastorale diocesano presentato dal Consiglio pastorale diocesano. Presieduta del Vescovo e coordinata dal Vicario per la pastorale, si raduna normalmente ogni tre anni, alla fine di ogni fase del piano e inizio della fase successiva.
ASSEMBLEA PARROCCHIALE. È l’insieme di tutte le persone impegnate nelle attività parrocchiali: presieduta dal parroco, si riunisce una volta l'anno con la funzione di fare discernimento circa l’approvazione della programmazione annuale.
ASSEMBLEA ZONALE. È l’ambito nel quale tutti i battezzati possono partecipare all’elaborazione di proposte, alla decisione e all’attuazione organica di quanto è in relazione con la vita e missione della Chiesa. Ha carattere familiare, più di dialogo tra vicini che di organismo strutturato.
AVVENIMENTO (STORICO).Si tratta di uno o più fatti storici carichi di un “significato” di cui l’umanità (un popolo, un continente) prende coscienza, e che spinge verso un futuro migliore. Gli “avvenimenti” caratterizzano un momento della storia e la muovono verso il futuro.
AVVENIMENTO REDENTORE. È l’avvenimento conclusivo in cui sbocca la prima tappa del progetto pastorale, chiamato anche “Settimana di Fraternità”. È un “avvenimento” perché contiene una forte esperienza di fraternità-Chiesa e perché farne memoria consente di “riviverla”; è “redentore” perché riscatta le persone dalla loro solitudine, dall’isolamento, dall’individualismo.
AZIONI SIGNIFICATIVE (o MOMENTI SIGNIFICATIVI). Sono azioni che comportano un’esperienza di fece vissuta come popolo di Dio, tali che per la loro carica significativa spingono alla comunicazione della fede. In tal modo il popolo è evangelizzato e diventa evangelizzatore. Sono le azioni moltitudinarie collegate con le grandi feste liturgiche, con altre celebrazioni religiose e, se necessario, con alcune celebrazioni di tipo culturale che la Chiesa può o deve promuovere. Sono queste azioni che esprimendo le tradizioni o creandone di nuove, identificano il popolo cristiano.
CARISMI. Rappresentano la ricchezza e varietà dei doni che lo Spirito distribuisce tra i battezzati per l’utilità comune, e sono espressione delle diversità nella Chiesa. Ogni carisma è in relazione ad un modo di vedere, di essere e di agire del tutto peculiari. Ogni carisma è dato alle persone, ma si dice comunitario quando diverse persone si trovano in sintonia per lo stesso particolare modo di vedere, essere ed agire.
CEB – COMUNITA’ ECCLESIALE DI BASE.È una comunità di dimensioni umane, di circa 20-30 persone, composta da famiglie e da persone singole, giovani e adulti (a cui si aggiungono i bambini e gli adolescenti), con la possibilità di rapporti autenticamente interpersonali. Conserva le caratteristiche sociologiche dei suoi componenti, mentre dal punto di vista ecclesiale le CEB sono comunità di fede, speranza e carità, di culto e preghiera, e sono missionarie.
CHIESA LOCALE (o PARTICOLARE): v. Diocesi.
CONFIGURARE. È il compito di dare forma o di descrivere tutti i componenti di una determinata realtà quale si intravede in situazione ideale. È la determinazione dell’insieme di caratteristiche che identificano un soggetto nelle sue diverse parti e nella sua relazione con l’insieme. Risultato della configurazione è il “modello” (v.).
CONFIGURAZIONE IDEALE. Una parte del Modello Ideale. È la descrizione di tutti i componenti della situazione ideale: il risultato che si ottiene è quasi automatico, come un modello computerizzato nel quale si definiscono tutte le caratteristiche proprie della situazione che si vuole raggiungere.
CONTORNO - INTORNO. Sono due concetti sviluppati nel primo passo del Modello di Situazione per analizzare i “condizionamenti e le loro correlazioni”. Si tratta di descrivere la situazione della Diocesi da due diversi punti di vista: quello del contesto socio-ambientale (contorno), e quello religioso-ecclesiale (intorno).
CONVEGNO PASTORALE: v. incontro pastorale.
CONVERSIONE PASTORALE. Si parla di “conversione pastorale” quando si tratta del modo di porsi della Chiesa nei confronti dei destinatari dell’azione e quindi del suo modo di agire. È una conversione/rinnovamento, interiore ed esteriore, che ha origine da una nuova comprensione dei destinatari e delle loro esigenze.
CONVOCAZIONE. È l’invito sempre rinnovato che, attraverso le strutture di comunicazione, si rivolge a tutti i battezzati e persone di buona volontà perché si riuniscano come popolo di Dio e vivano l’esperienza di comunione e partecipazione nelle loro rispettive comunità parrocchiali e diocesane, come è proposto dal Concilio Vaticano II. Nel PDR/E l’enfasi della convocazione è nella prima tappa, la cui caratteristica è la “sensibilizzazione”.
CORSOGRAMMA. È il grafico che riflette il corso dinamico di uno o più processi di azione, vale a dire la sequenza temporale dei mezzi di azione in ordine agli obiettivi.
CPP – CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE. È formato principalmente dai responsabili dei diversi campi o livelli di azione pastorale e dai rappresentanti delle zone pastorali; presieduto dal parroco, si riunisce almeno due o tre volte l’anno per elaborare la programmazione parrocchiale e per la valutazione, per fornire elementi alla pianificazione diocesana, ecc.
CRITERI O POLITICHE PASTORALI. Sono gli stessi principi dottrinali, in quanto indicano la qualità che l’azione pastorale deve avere per essere coerente con l’ideale. I criteri o politiche pastorali possono riferirsi al tipo di azione, ai destinatari, al soggetto dell’azione, alla pedagogia e all’organizzazione.
CRONOGRAMMA. Visualizzazione grafica dell’insieme dei tempi in cui si realizza il piano a breve termine con i suoi piani specifici. Si va costruendo mentre si elabora la pianificazione.
DIAGNOSI. È l’interpretazione valutativa, alla luce del modello ideale, della realtà descritta nel modello di situazione. Significa rileggere il Modello di Situazione da un punto di vista prospettico, quello del Modello Ideale, che valuta e interpreta i dati della situazione presente, per mettere in evidenza quanto, da tale situazione, “tende” all’ideale prescelto e quanto si “oppone” mortalmente ad esso. Nella sua formulazione organica costituisce il Modello di diagnosi.
DIOCESI (o CHIESA PARTICOLARE o LOCALE). “La Diocesi è una porzione del Popolo di Dio, che è affidata alle cure pastorali del Vescovo coadiuvato dal suo presbiterio, in modo che, aderendo al suo pastore e da lui per mezzo del Vangelo e della SS. Eucaristia unita nello Spirito Santo, costituisca una Chiesa particolare, nella quale è veramente presente e agisce la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica e apostolica” (ChD 11).
DISCERNIMENTO COMUNITARIO. Consiste nel cercare insieme, mediante il dialogo della fede, la volontà di Dio. Si esercita per l’identificazione del problema insito in una situazione, per la ricerca delle possibili soluzioni e per l’analisi delle medesime in rapporto con la missione del gruppo che fa discernimento. Serve inoltre per scegliere la soluzione più adeguata e coerente con i fini del gruppo, e per selezionare i mezzi e i modi più efficaci per portare a termine la volontà di Dio scoperta insieme.
ECP – EQUIPE DI COORDINAMENTO PARROCCHIALE. È formata dai coordinatori zonali/settoriali e la sua funzione è quella di aiutare il parroco nel coordinamento dell’attuazione del programma, tanto nell’insieme della parrocchia quanto nella rispettiva zona di ogni coordinatore.
ECZ – EQUIPE DI COORDINAMENTO ZONALE. Ha la stessa funzione dell’ECP, nell’ambito più ristretto delle Zone parrocchiali, nelle quali promuove l’attuazione del programma, soprattutto per le attività pastorali decentrate e per la distribuzione della Lettera ai cristiani.
EDAP – EQUIPE DIOCESANA DI ANIMAZIONE PASTORALE. È un gruppo di persone di differenti vocazioni ecclesiali al servizio del dinamismo comunitario della Diocesi nel suo insieme. L’EDAP compie la funzione di animazione spirituale comunitaria, di elaborazione tecnica del Piano pastorale e di promozione della sua applicazione.presieduta dal Vescovo, è composta dal Vicario episcopale per l’azione pastorale, che la coordina, da alcuni presbiteri, da religiosi e religiose e da alcuni laici che, nella misura del possibile, partecipano a tempo pieno.
EDUZIONE DI OBIETTIVI. Il procedimento di “eduzione di obiettivi” fa parte della pianificazione e si realizza con l’analisi del Modello Ideale, di cui si estraggono tutte le esigenze da soddisfare per realizzarlo pienamente. Tali esigenze costituiscono i futuri obiettivi che si dovranno man mano raggiungere.
EIDAP – EQUIPE INTERDIOCESANA DI ANIMAZIONE PASTORALE. È un gruppo composto dai rappresentanti delle EDAP delle Diocesi che hanno lo stesso tipo di Piano pastorale (PDR/E). Normalmente si riunisce una volta all’anno, per condividere le esperienze che provengono dal Piano, secondo il momento che si sta vivendo, e per cercare di avviare alcuni programmi comuni.
EPAP – EQUIPE PARROCCHIALE DI ANIMAZIONE PASTORALE. Presieduta dal parroco, è costituita da un gruppo di almeno sette persone, relativamente formate e molto dinamiche, che si riunisce ogni quindici giorni o settimanalmente. Tutti i membri fanno parte del Consiglio Pastorale Parrocchiale, di cui l’EPAP costituisce una segreteria tecnica. Ha la funzione di fare l’analisi e la diagnosi della parrocchia, di elaborare la programmazione e la valutazione, di promuovere la formazione degli operatori pastorali e in genere di aiutare il parroco nelle responsabilità per le quali non ha altri aiuti.
EQUIPE DI REDAZIONE. È una équipe di 5-7 persone, dotate di specifiche attitudini a disegnare e comporre graficamente la “Lettera ai cristiani”. La sua funzione è quella di raccogliere il materiale per la lettera e di comporla e stamparla, dopo l’approvazione del parroco.
ESERCITAZIONI PER UN MONDO MIGLIORE. È il nome dato da p. Riccardo Lombardi S.J. alla sua proposta caratteristica di esercizi spirituali comunitari. Fondati sulle dimensioni profetica, sacerdotale e regale dei battezzati, sono esercizi per la conversione di un insieme di cristiani alla santità, cui sono chiamati come popolo di Dio, in ordine alla dilatazione del Regno di Dio nel mondo.
FINE. È una parte del Modello Ideale, che esprime i valori assoluti che nel Modello ideale si presentano come una realtà concreta. Poiché sono valori assoluti non potranno mai essere raggiunti, però sono sempre presenti come senso e giustificazione più profonda dell’esistenza del Progetto di Rinnovamento Pastorale delle Diocesi e di quanto si fa per attuarlo.
FLUSSOGRAMMA. Grafico che esprime la relazione dinamica tra i diversi organismi diocesani: di elaborazione, di decisione e di attuazione organica.
GLOBALE. Qui si riferisce al Piano Diocesano di Pastorale: si chiama “globale” perché include tutti e tutto ciò che è soggetto al ministero pastorale del Vescovo e, quindi, è oggetto di pianificazione pastorale.
GLOBALITÀ. È una qualità che caratterizza il PDR/E. È una esigenza della interdipendenza e unificazione del mondo, e si proietta in tutti gli ambiti della vita economica, sociale, politica e culturale del mondo di oggi. Non si potrebbe perciò tralasciare nel progettare la vita della Chiesa e del ministero che la edifica.
GIUDIZIO EVANGELICO: v. Lettura teologica dei Segni dei Tempi.
GIUSTIFICAZIONE. È il motivo, o i motivi, che danno ragione dell’obiettivo/meta che si propone e del perché lo si vuole raggiungere. La giustificazione deve comprendere tutti gli elementi dell’obiettivo o della meta; in questo progetto si esprime in tre “perché”, che derivano
1. dalla situazione;
2. dall’ideale nei suoi principi e valori;
3. dalla conversione-impegno che si vuole realizzare per raggiungere l’obiettivo.
IDEA-FORZA. È parte del Modello Ideale: esprime non un concetto o una affermazione dottrinale, ma il nucleo centrale del modello che si vuole configurare.
IMPLEMENTAZIONE. Termine preso dalla lingua inglese: significa mettere in atto ciò che si è deciso. Comporta la “tattica” con cui si realizza la strategia del Piano, cioè l’adeguamento di quanto deciso alle condizioni concrete dell’ambito in cui si opera. In questo senso si distingue dalla mera esecuzione.
INCONTRO (O CONVEGNO) PASTORALE. È l’ambito di incontro e di dialogo dell’insieme degli operatori pastorali, ma è aperto a tutti i battezzati. Ha carattere di riflessione teologica e pastorale sui grandi temi che sono alla base del Piano pastorale, oppure su problemi specifici di grande rilievo per il processo di crescita della Diocesi.
INSODDISFAZIONI. Sono le reazioni negative che un soggetto per le sue aspettative deluse. Indicano, per via negativa, le aspirazioni a un futuro migliore. V. anche OMBRE.
KERYGMA. Con questo termine si è soliti designare il primo annuncio: consiste nella proclamazione di Gesù Cristo, morto e risuscitato, sia nel fatto storico sia come evento sperimentato nella personale vita cristiana. L’accettazione di questo annuncio comporta l’integrazione nella comunità. Nel PDR/E costituisce il contenuto della prima tappa del processo e consiste in una progressiva esperienza di fede, tale che si sente l’esigenza di comunicarla agli altri.
LATENZE. Sono aspettative, aspirazioni, desideri, intuizioni, propositi, valori che vivono e si agitano nell’intimo di una o più persone: esprimono un dinamismo latente di speranza, anche se a prima vista possono manifestarsi in termini di frustrazione o delusione. Fanno parte dell’analisi della realtà, nel suo contesto o contorno: vanno poste alla fine della descrizione di ogni ambito considerato, e definiscono i sentimenti che suscita nel popolo la situazione descritta.
LETTERA AI CRISTIANI. È la comunicazione-annuncio del Vangelo, in forma e linguaggio semplice e popolare. È un foglio di annuncio, e non di discorsi, tale che possa essere letto in pochi minuti, e compreso anche dalle persone meno istruite. Arriva a tutte le famiglie della parrocchia in forma periodica (almeno ogni mese) e progressiva, in sintonia e sinergia con i messaggi della pastorale delle moltitudini.
LETTURA TEOLOGICA DEI SEGNI DEI TEMPI. È la lettura della storia locale, nazionale o mondiale alla luce della fede o del Vangelo, per riconoscere quello che nella Chiesa e nell’umanità c’è di grazia e di peccato, di dinamismo che conduce verso la pienezza di Cristo e del Regno di Dio, e di dinamismo che conduce alla frustrazione esistenziale, nel male radicale della solitudine esistenziale e del non-senso. È l’esercizio della dimensione profetica del popolo di Dio e di ogni cristiano nel mondo di oggi.
LIVELLI DI PASTORALE. Sono i campi o aree dell’azione pastorale che sono oggetto della pianificazione e risultano dalla definizione dei loro obiettivi. Quelli fondamentali nel PDR/E sono:
• Pastorale comunitaria.
• Pastorale settoriale o specializzata.
• Servizi pastorali.
• Pastorale ministeriale.
• Strutture di appoggio.
A questi si aggiungono le diverse aree o livelli specifici in cui ciascuno dei livelli fondamentali si esprime.
FRUTTI. In rapporto alla pianificazione sono i risultati ottenuti al termine di una determinata azione o di un processo di azione. In rapporto alla spiritualità i frutti sono segni di crescita o traguardi raggiunti, personali o comunitari.
MESSAGGERI (RETE DEI). Persone (una per ogni dieci-quindici famiglie) che visitano sistematicamente e periodicamente tutte le famiglie e persone sole del territorio nel nome della comunità parrocchiale, e le mantengono in relazione tra di loro e con il centro, anche mediante la distribuzione della Lettera alle famiglie. La rete dei messaggeri ha un responsabile in ogni zona ed è coordinata a livello parrocchiale dall’Equipe di coordinamento zonale.
MESSAGGIO. Non è un semplice contenuto che si trasmette, ma l’incontro tra la parola intesa come annuncio di un valore e l’esperienza di questo valore, sia che la parola preceda e susciti l’esperienza, sia che dia senso ad essa.
META. È un obiettivo situato in un tempo cronologicamente determinato.
MFD - MOVIMENTO FAMILIARE DIOCESANO. Non associazione, né organizzazione, ma “Movimento” perché coinvolge periodicamente e sistematicamente tutte le famiglie cristiane della Diocesi. È un dinamismo di maturazione della loro fede e della loro vocazione alla santità comunitaria. Si tratta delle famiglie che fanno del loro itinerario umano un processo catecumenale, complementare e coordinato con quello della loro Diocesi.
MGD - MOVIMENTO GIOVANILE DIOCESANO. Non associazione, né organizzazione, ma movimento, che coinvolge tutti i giovani della Diocesi, battezzati e di buona volontà, come gruppo sociale a servizio della comunità ecclesiale ed umana. La loro età va dai 12 ai 25-30 anni circa, e sono raggruppati secondo i servizi che prestano e secondo l’età, tenendo conto delle esigenze della loro formazione. Il Movimento è anche spazio di incontro tra i giovani per riflettere sui loro problemi, per sostenersi nelle comuni difficoltà, e per definire e organizzare il loro servizio alla comunità.
MID - MOVIMENTO INFANTILE DIOCESANO. Non associazione né organizzazione, ma dinamismo pastorale che coinvolge tutti i bambini della Diocesi, tra i 6 e gli 11 anni circa, affinché anche loro, come gruppo sociale, siano “qualcuno” e abbiano “parola” nella comunità e al suo servizio, e assumano nella Chiesa e nella società il loro ruolo, in proporzione alla loro età.
MINISTERI. Sono i servizi permanenti di cui la comunità ecclesiale ha bisogno per realizzare la sua missione. Si distinguono in ministeri ordinati, istituiti, riconosciuti e di fatto.
MODELLO. Per modello si intende l’insieme dei diversi elementi che definiscono o configurano una realtà nella sua forma organica. Nel metodo prospettico e nel PDR/E esistono quattro tipi di ‘Modello’:
• Modello di situazione (v. Situazione)
• Modello ideale (v.)
• Modello di diagnosi (v. Diagnosi)
• Modello operativo (v.)
MODELLO IDEALE. È il “dover essere” della Chiesa locale. In questa opera è descritto il modello ideale in quelle caratteristiche che sono comuni a tutta la Chiesa.
MODELLO OPERATIVO. Coincide con il Piano organico, che realizza progressivamente il Modello ideale.
MOLTITUDINI. Definisce lo spazio più generale e più ampio in cui tutti i battezzati e la gente di buona volontà, anche i più poveri e più deboli, compresi i cosiddetti lontani, possono vivere e sperimentare l’integrazione del maggior numero di diversità nella comune esperienza di popolo di Dio riunito nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo per celebrare la vita nel medesimo Spirito. Il termine è collegato alle “moltitudini” che seguivano Gesù.
MONDO. “L’intera famiglia umana nel contesto di tutte quelle realtà entro le quali essa vive; il mondo che è teatro della storia del genere umano, e reca i segni degli sforzi suoi, delle sue sconfitte e delle sue vittorie; il mondo, che i cristiani credono creato, mondo certamente posto sotto la schiavitù del peccato, ma dal Cristo crocifisso e risorto, con la sconfitta del maligno, liberato e destinato, secondo il proposito divino, a trasformarsi e a giungere al suo compimento” (GS 2).
OBIETTIVO. L’obiettivo precisa chiaramente ciò che si vuole raggiungere e orienta la scelta dei mezzi e il processo di azione; deve essere concreto, raggiungibile nel tempo e verificabile. Inoltre deve contenere:
• il soggetto dell’azione (chi?);
• l’oggetto della medesima (che cosa?), cioè che cosa si pretende dal soggetto;
• l’enunciazione del metodo per ottenerlo (come?);
• l’ambito in cui l’azione si realizza (dove?).
OBIETTIVI FONDAMENTALI. Sono quelli che costituiscono i pilastri su cui si costruisce il Piano, in quanto ne raggruppano i molteplici obiettivi specifici. Di fatto corrispondono ai cinque campi di azione o livelli fondamentali di pianificazione pastorale della Diocesi.
OBIETTIVO ULTIMO. Nella elaborazione del Modello Ideale costituisce il termine dell’insieme dell’azione che si va a realizzare. Insieme al “fine” è l’espressione sintetica della configurazione del Modello Ideale della Chiesa locale, nel quale si esprime la situazione finale che si vuol raggiungere. Come obiettivo è qualcosa di concreto, misurabile, verificabile. È ultimo perché fa parte dell’ ideale e come tale è aperto a realizzazioni ulteriori e più perfette.
OMBRE. Sono lacune o carenze che si incontrano quando si inizia la riflessione per identificare il “problema iniziale”, o prima ipotesi del problema. Questo è il punto di partenza per l’analisi della situazione, che porterà alla diagnosi definitiva. Fare l’elenco delle “ombre” è un altro modo di esprimere le “insoddisfazioni”: sono i limiti che ritardano e frenano il rinnovamento diocesano.
ORGANICO. Si riferisce all’articolazione armonica delle diverse componenti di una realtà. Con riferimento alla Diocesi riguarda l’insieme delle azioni, delle persone, gruppi e istituzioni che la costituiscono; l’insieme dei doni, carismi e ministeri, così come l’insieme dei diversi organismi di elaborazione, decisione, esecuzione-attuazione, il tutto presieduto dal Vescovo, in vista del conseguimento degli obiettivi (è l’aspetto dinamico) che la missione della Chiesa richiede.
ORGANIGRAMMA. Grafico nel quale si visualizzano la cooperazione, la dipendenza ed il coordinamento dei diversi organismi diocesani in ordine alla realizzazione del Piano e al conseguimento degli obiettivi specifici.
OSTACOLI. L’ostacolo è un problema che di per sé rappresenta un impedimento assoluto al conseguimento dell’ideale. Ostacolo non è qualunque problema, ma un tipo particolare di problema che rende impossibile raggiungere l’ideale, se non è risolto preventivamente. Questo implica la necessità di distinguere tra difficoltà, necessità, punti critici e veri ostacoli che costituiscono un impedimento insormontabile. L’individuazione degli ostacoli corrisponde all’ultima parte del Modello di Diagnosi.
PARROCCHIA. Non è soltanto una divisione territoriale della Diocesi, ma l’espressione abituale e ordinaria della localizzazione della Chiesa, in virtù dell’Eucaristia che il presbitero celebra in comunione con il Vescovo. È l’ambito comunitario nel quale il popolo di Dio vive ordinariamente la sua partecipazione alla Chiesa particolare, sempre in cammino verso forme più autentiche di unità-santità.
PASTORALE. È il servizio proprio della Chiesa alle persone e alla comunità-popolo di un tempo (epoca) e di un luogo (cultura), perché rispondano progressivamente, come persone e come comunità-popolo, alla loro vocazione alla comunione con Dio e alla santità, raggiungano la salvezza-liberazione in Cristo, e avvenga e si estenda il Regno di Dio.
PDR/E – PROGETTO DIOCESANO DI RINNOVAMENTO/EVANGELIZZAZIONE. È una proposta di evangelizzazione, che mediante un piano diocesano di pastorale organica o di insieme, pone tutti i battezzati e le persone di buona volontà nelle condizioni di fare un cammino di rinnovamento/conversione permanente al Vangelo e di educazione nella fede come popolo di Dio. Nello stesso tempo, attraverso questo servizio al cammino di salvezza per il popolo, la Chiesa stessa si va evangelizzando e trasformando secondo le esigenze della pastorale di comunione.
PIANO.È l’insieme delle decisioni o scelte operative che un determinato soggetto prende in ordine alla sua propria crescita nel compimento della sua missione. Per fare un piano non basta quindi né un calendario di attività, né un insieme di orientamenti dottrinali, né un insieme di propositi o esortazioni.
PIANO PASTORALE. È l’insieme delle decisioni o scelte operative che la Diocesi prende in ordina alla propria crescita. È “pastorale” nel senso che il suo contenuto corrisponde a quanto rientra nell’azione apostolica propria del Vescovo. Il piano pastorale è “globale” perché include tutti e tutto quello che è soggetto al coordinamento pastorale del Vescovo, ed è “organico” nel senso che coordina la partecipazione e la corresponsabilità di tutti i battezzati, secondo i diversi doni, carismi e ministeri, e secondo i livelli di responsabilità. Non si pianificano né i valori, né la vita delle persone e dei gruppi apostolici, ma solo la loro azione apostolica che rientra nella responsabilità pastorale del Vescovo.
PICCOLE COMUNITA’. Gruppi di famiglie e di persone singole che si riuniscono nelle case e, sotto la guida di un animatore laico, si confrontano con la parola di Dio, a partire dalle loro realtà quotidiane, secondo un itinerario di temi stabiliti e preparati a livello diocesano e parrocchiale. Costituiscono il livello più personalizzato, diretto e immediato di partecipazione e corresponsabilità di ogni battezzato nella vita e missione della Chiesa locale. Nella loro maturità si trasformano in CEB (v.).
PROGETTAZIONE. La progettazione, nel senso stretto del metodo qui seguito, consiste nel definire i fini ed esplicitare gli obiettivi, indicando genericamente i grandi passi della sua possibile realizzazione. Frutto di questo lavoro è il Piano globale che costituisce il quadro di riferimento per la pianificazione.
PIANIFICAZIONE. Alla luce dei fini, consiste, nella gerarchizzazione degli obiettivi, nel determinare i mezzi per il loro raggiungimento, nel valutare le risorse, nell’ordinare i processi e nel configurare gli organismi: si tratta di strutturare l’azione in sequenza temporale, secondo priorità anch’esse temporali. Si riferisce ad un tratto relativamente breve del cammino che si deve realizzare (normalmente tre anni) perché, con una strategia concreta, si superino gli ostacoli e si raggiungano gli obiettivi prossimi. È la parte che include i piani specifici corrispondenti ai diversi campi o livelli di azione.
POLITICHE PASTORALI: lo stesso che CRITERI PASTORALI (v.).
POTENZIALITA’. Sono le capacità presenti nella situazione per raggiungere l’ideale. Le potenzialità sono presenti anche nelle situazioni-ostacolo, sono evidenziate nella diagnosi insieme agli ostacoli e costituiscono la “problematica”. Non si tratta né delle possibilità che ha il soggetto pastorale, né delle soluzioni, né delle risorse, ma di aspetti delle situazioni che in determinate condizioni possono portare al superamento degli ostacoli e al raggiungimento degli obiettivi.
PRESBITERI - PRESBITERIO. In unione col Vescovo, servono il popolo di Dio come necessari cooperatori dell’ordine episcopale. La loro fisionomia è intimamente legata tanto all’unità e distinzione sacramentale e ministeriale, propria del sacramento dell’Ordine, come alla ragion d’essere della stessa Chiesa, di cui ogni presbitero, e il presbiterio nel suo insieme, è ministro.
PROBLEMA. Si intende un fatto che, in qualche misura, si interpone e ostacola la realizzazione di un’intenzione, di un proposito, o il buon funzionamento di un gruppo umano.
PROBLEMA FONDAMENTALE. È il problema che è alla base dei problemi parziali, di cui costituisce il nucleo. È la base comune di tutte le situazioni-problema che sono state descritte nel primo passo della diagnosi. È il problema “fondamentale” precisamente perché è il fondo comune di tutta la problematica.
PROBLEMATICA. L’insieme degli ostacoli e delle potenzialità (v.) racchiusi in una situazione. Esprime le diverse sfaccettature del problema fondamentale nella sua duplice valenza, di ostacoli e potenzialità.
PROGRAMMAZIONE. Consiste nella concretizzazione delle misure strumentali per realizzare i processi di azione già determinati. Si riferisce agli aspetti operativi immediati e concreti per l’esecuzione delle iniziative, attività, misure o decisioni previste dal piano.
PRONOSTICO O PROGNOSI. È la previsione dei futuri possibili. Fa parte del Modello di Situazione e viene formulato come ultima parte dell’Analisi della Realtà.
RISORSE. Sono realtà esistenti di cui un soggetto dispone, che diventano ‘mezzi’ quando si usano per ottenere un determinato obiettivo.
SANTITA’ COMUNITARIA. Quello della santità è il dono che Dio, per Cristo, nello Spirito Santo ha concesso al suo popolo, e in esso ad ogni singola persona, facendo della sua Chiesa il suo corpo, il suo tempio, la sua dimora. La santità di Dio – la sua vita, il suo amore, la sua luce – è stata partecipata agli uomini nello Spirito di Gesù, e coloro che lo accolgono con fede, condividendo lo stesso Spirito, costituiscono la sua Chiesa.
SEGNI DEI TEMPI. Da un punto di vista sociologico, si chiamano “segni dei tempi” i fenomeni o l’insieme di fatti che caratterizzano il mondo contemporaneo (v. AVVENIMENTO). Da un punto di vista teologico questi medesimi fatti o fenomeni, in quanto avvenimenti, indicano la presenza operante di Dio nella storia; attraverso di essi Dio parla e orienta tutta la realtà alla pienezza di Cristo. È il dinamismo cristologico della storia.
SFIDE. Riferite a un’epoca, ad una realtà globale o anche particolare, mettono in evidenza le situazioni-limite e i punti critici per quali il mondo di oggi corre il maggior pericolo di frustrazione e di blocco, cioè quelle realtà dove si giocano la vita o la morte di futuri migliori.
SITUAZIONE (MODELLO DI). È l’insieme di fatti-dati che esprimono una realtà. In quanto “modello”, è la descrizione funzionale, statica e dinamica della situazione della Diocesi che contiene l’insieme degli elementi che la compongono nella loro relazione organica.
SPAZI COMUNITARI. Si tratta degli “ambiti” in cui si manifesta e si sperimenta la comunità. Sul piano ecclesiale, sono spazi di integrazione delle diversità in cui si condividono i diversi doni dello Spirito Santo per l’edificazione comune. Concretamente tali spazi sussistono a tre livelli: la famiglia, la piccola comunità, la moltitudine (Parrocchia, Diocesi, Chiesa nazionale, continentale e universale).
SPIRITUALITÀ. È un modo di essere, di vedere e di agire, frutto delle scelte che un soggetto, persona o gruppo, compie di fronte alla storia; scelte che identificano e unificano la vita della persona o del gruppo.
SPIRITUALITÀ DI COMUNIONE (o COMUNITARIA). Rispetto alle spiritualità particolari, che danno un determinato “colore” alla vita di un gruppo, in base all’originale sintesi dei valori evangelici propria di quel gruppo, la spiritualità di comunione è la spiritualità propria della Chiesa in quanto tale, a partire dall’opzione del Concilio Vaticano II per l’ecclesiologia di comunione. È la comunione con Dio, condivisa nella comunione fraterna e con il creato. È l’esperienza della vita nello Spirito che è “uno” e allo stesso tempo si manifesta nella diversità, come Dio stesso è nella Trinità delle Persone e nell’unità dell’unico Dio. Così è possibile vivere l’esperienza della comunione in un medesimo Spirito, nella uguaglianza fondamentale della dignità dei figli di Dio e nella complementarità di quanto è diverso, originale e peculiare in ciascuno.
STRATEGIA. È l’arte di concentrare le energie esistenti – di persone, di mezzi e risorse – per vincere gli ostacoli e raggiungere gli obiettivi con la maggiore efficacia, nel minor tempo possibile e con il minor spreco di energie.
STRUTTURA. È il modo in cui sono organizzate le diverse componenti di una determinata realtà. Le strutture ecclesiali sono il modo o lo stile concreto di organizzare la vita, secondo i valori della coscienza. Nascono spontaneamente dalla necessità di un mezzo storico concreto perché la coscienza stessa possa esprimersi-comunicarsi, e in tanto sono valide in quanto compiono questa funzione. Pertanto devono essere flessibili e sono comunque relative. Oggi sono al servizio della nuova consapevolezza che la Chiesa ha di stessa come comunione organica e dinamica del popolo di Dio. Dal punto di vista funzionale le strutture assolvono alle tre istanze essenziali della comunità in quanto tale: l’elaborazione delle proposte, la decisione e l’attuazione organica, a livello di base, intermedio e diocesano.
TAPPA. È uno dei grandi passi in cui si suddivide l’itinerario di fede, nel senso che il punto di arrivo di ogni tappa diventa il punto di partenza della tappa successiva. sempre in relazione ad un obiettivo ultimo che si vuole raggiungere.
TAPPA CATECUMENALE. È il terzo grande passo nell’itinerario del PDR/E. Il suo obiettivo è che il popolo di Dio, in quanto comunità credente in Cristo, si riscopra come Chiesa di Cristo, raggiunga la sua maturità e si dia uno stile di vita, di azione e di organizzazione coerenti con la fede che professa.
TAPPA KERYGMATICA. È il primo grande passo nell’itinerario del PDR/E. È una tappa di convocazione, di primo annuncio, che ha come obiettivo la sensibilizzazione dell’insieme dei battezzati e delle persone di buona volontà ai valori umano-cristiani, che permettano loro di optare per una prima esperienza significativa di comunità cristiana, da approfondire come maturazione, sia di fede sia di esperienza comunitaria.
TAPPA PRE-CATECUMENALE. È il secondo grande passo nell’itinerario del PDR/R, e si distingue per la ricerca del senso cristiano della vita e per la scelta di Cristo come Via, Verità e Vita. In questa tappa i battezzati vanno riscoprendo la loro fede ed il loro essere comunità credente nel confronto con il messaggio evangelico, che si approfondisce man mano fino a scoprirlo come l’unico senso della vita personale e comunitaria.
TENDENZA FONDAMENTALE. Fa parte del Modello di Situazione e si trova nella seconda parte, la “visione retrospettiva”. Alla luce delle tendenze storiche scoperte in quella visione, si individua quella tendenza di base che ha la possibilità reale di determinare il futuro: è questa la “tendenza fondamentale” che ha il potere e la capacità di vincere o di imporsi sulle altre. Così si ottiene una nuova comprensione del primo approccio al problema fondamentale.
ZONA PASTORALE. È una delle parti in cui si organizza il territorio di una parrocchia, con lo scopo di decentrare l’azione pastorale e avvicinare la Chiesa alla gente. Rappresenta uno dei primi passi della strategia della proposta di rinnovamento pastorale, che permette di dare spazio alla partecipazione del popolo. Ogni zona non dovrebbe superare il numero di circa 1000 battezzati.
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